L’Uomo tra Materialismo e Spiritualità: Capitalismo e Romanticismo

Felicità e materialismo

Un gran numero di studi in tutto il mondo dimostra che “quanto più i valori al centro della nostra vita sono orientati al materialismo, tanto più diminuisce la qualità della nostra vita”.

Le persone con valori più materialisti sono meno tolleranti verso gli altri, meno empatiche. Mostrano difficoltà ad avere relazioni intime personali e poca attenzione all’ambiente e alla natura.

Il rapporto con le altre persone e la natura e le altre creature tende ad essere puramente strumentale, opportunistico ed egoistico.

Inoltre,  le persone che vivono nei paesi più ricchi del mondo non sono più felici ora di quanto lo fossero cinquant’anni fa, nonostante nel frattempo il reddito pro capite medio sia raddoppiato.

Una volta raggiunto un livello minimo di reddito necessario a sentirsi economicamente sicuri la felicità diminuisce all’accumularsi di ricchezze. In pratica le persone più ricche del mondo, nonostante sembri assurdo, sono solo marginalmente più felici di chi vive in società assai meno benestanti.

Si crede che più ricchezza porti a più felicità

La nostra società è molto orientata al materialismo. Si crede che la creazione di ricchezza individuale è considerata sinonimo di felicità, e questa ricerca diventa fortemente competitiva. Si crede che uno status sociale più elevato porti a una maggiore felicità. Tanto più abbiamo, tanto più crediamo di non poter vivere con meno.

Ma con la ricchezza aumentano anche l’invidia e la cattiva disposizione degli altri e la difficoltà a stabilire rapporti empatici.

Nelle società dove il differenziale tra ricchi e poveri è relativamente ristretto i cittadini tendono ad essere più felici. Il sogno americano ha sottolineato l’importanza del successo individuale, principalmente in termini economici. Il sogno europeo è più concentrato sulla qualità della vita, e per ottenerla occorre che il reddito sia distribuito più equamente.

Il materialismo comporta la perdita di certi valori. Credendo che una maggiore ricchezza aumenti le nostre possibilità di essere felici continuiamo a perseguire ogni possibile occasione di arricchimento. Tutta questa corsa spasmodica viene incoraggiata da un sistema economico che investe miliardi in pubblicità e marketing per alimentare la nostra illusione di felicità. Pur di raggiungere la ricchezza necessaria alla felicità si può arrivare a gesti folli, deprecabili, trasformando tutto e tutti in strumenti per promuovere la propria ambizione di ricchezza e assicurarsi la felicità.

Ma questo materialismo non fa che aumentare il senso di alienazione dell’essere umano.

Come siamo arrivati a questo punto?

Credo fermamente che per dirigere il proprio futuro in modo corretto bisogna saper guardare al passato.

La rivoluzione industriale

Con la cosiddetta rivoluzione industriale la società europea, da società fondata su agricoltura, artigianato e commercio, si trasformò nel sistema industriale moderno. Questa trasformazione avvenne grazie all’uso di macchine azionate da energia meccanica e dall’uso di nuove fonti energetiche, come i combustibili fossili.

Nel giro di un ventennio una serie di straordinarie invenzioni rinnovarono la tecnologia delle industrie imprimendole un salto di qualità. Tra di esse particolarmente significativa fu la macchina a vapore.

La prima rivoluzione industriale nasce in Inghilterra tra il 1760 e il 1780 e termina tra il 1820 e il 1840. Essa riguardava il settore tessile e metallurgico.

La seconda rivoluzione industriale viene fatta convenzionalmente partire dal 1870 con l’introduzione dell’elettricità, dei prodotti chimici e del petrolio.

Nascita della classe operaia e del capitalista industriale

L’avvento della fabbrica e della macchina modificò i rapporti fra i settori produttivi. Nacque così la classe operaia che ricevette, in cambio del proprio lavoro e del tempo messo a disposizione per il lavoro in fabbrica, un salario. Sorse anche il capitalista industriale, imprenditore proprietario della fabbrica e dei mezzi di produzione, che mirava solo a incrementare il profitto della propria attività.

Si sviluppò così il sistema capitalistico che ancora oggi ci causa non pochi problemi, pur avendone risolti molti altri.

Le condizioni della classe operaia

La Seconda Rivoluzione Industriale che caratterizzò la fine dell’Ottocento in Inghilterra ebbe conseguenze sociali terribili per città come Manchester, che fu invasa da mulini, fonderie e altri opifici alimentati a carbone che sfruttavano migliaia di operai provenienti dalle campagne.
Le condizioni di vita e di lavoro erano così misere da spingere lo scrittore statunitense Mark Twain a dichiarare: “Il passaggio da Manchester alla morte sarebbe inavvertibile”

Manchster-rivoluzione industriale

Nascita del Romanticismo

Non ci sorprende dunque che nello stesso periodo, precisamente nel 1798, in Germania e in Inghilterra sia ufficialmente nato un nuovo movimento artistico, il Romanticismo, che tuttavia riprende una parola inglese che non aveva lo stesso significato che gli diamo ora.

L’inglese romantic, da romance, nella metà del XVII secolo indicava quei generi letterari, come i romanzi cavallereschi, che rappresentavano vicende fantastiche all’interno di un’ambientazione storica più o meno accurata.

Il Romanticismo si impone da subito come reazione all’Illuminismo e al Neoclassicismo, alla razionalità e al culto della bellezza classica. Al contrario dell’Illuminismo afferma la sostanziale incapacità della ragione nel cogliere la più intima essenza della realtà.  Il Romanticismo esalta invece la spiritualità, l’emotività, la fantasia, l’immaginazione, e soprattutto l’affermazione dei caratteri individuali d’ogni artista.

Anche se non direttamente, si propone anche come opposizione all’eccessivo materialismo e di conseguenza al sistema economico capitalista.

La Natura madre, amante, amica

Inoltre, il Romanticismo si caratterizza per la riscoperta e la sacralizzazione della natura. La natura è la manifestazione dell’Assoluto, l’Infinito, principio del Tutto, che l’uomo desidera ardentemente. C’è nell’uomo una perenne e struggente tensione verso l’immenso, l’illimitato. E una condizione di infelicità per la impossibilità di uscire dalla prigione della materia.

Un dipinto romantico è facilmente riconoscibile perché fa largo uso di panorami naturali sterminati e violenti, definiti sublimi. Ancora oggi in tedesco romantisch evoca immagini letterarie di paesaggi e di ricordi medievali.

Romanticismo- Viandante sul mare di nebbia

Infatti, il manifesto del Romanticismo può essere “viandante sul mare di nebbia” del pittore romantico tedesco Caspar David Friedrich. Un uomo è ritratto di spalle ed è affacciato su di un mare di nebbia che invade un paesaggio montuoso. L’uomo è identificato come viandante, che lo ricollega al tema romantico dell’esule. «In eroica solitudine, l’uomo è assorto nella contemplazione dell’infinito e la sua grandezza tragica si pone di fronte alla potenza simbolica delle forze della natura…»

La rivalutazione dell’irrazionale

I romantici inglesi, come Lord Byron, trasmisero il gusto per un ideale di vita vissuto intensamente e senza limiti. Il Romanticismo portò con sé anche il desiderio di esperienze eccezionali, l’interesse per le scienze occulte, la magia, l’alchimia, la suggestione di terre assolate ed esotiche.

Inoltre portò alla rivalutazione delle specificità dell’individuo, che su grandi dimensioni, cioè a livello di stato e comunità, assume l’aspetto del nazionalismo, contribuendo così alla formazione della coscienza nazionale e degli Stati moderni. Ne seguì anche un grande interessamento per le espressioni popolari e folcloristiche, spesso unito al desiderio di ricercare le antiche origini da cui sono sorte le nazioni moderne.

Nel periodo romantico c’era una profonda passione per il Medioevo, tanto disprezzato dall’Illuminismo. Ora il Medioevo è considerato l’epoca mitica che vide la nascita dei moderni popoli europei. Fonte di ispirazione dei poeti romantici furono quindi le opere medievali, ma in certi casi anche quelle classiche di Omero.

La natura tra distruzione e adorazione

Sembra quindi che, proprio l’inizio del processo di sistematica distruzione della natura dovuto alla rivoluzione industriale, con lo sfruttamento intensivo dei combustibili fossili e tutto l’inquinamento dell’aria e la disumanizzazione che ne seguiva con l’urbanizzazione, abbia spinto gli artisti a trovare rifugio proprio nella natura e nella sua spiritualità.

Da un lato l’incremento della mentalità materialista, dall’altro il bisogno di ritrovare la spiritualità. Più si andava verso il materialismo, più si sentiva il bisogno di ritrovare qualcosa di perduto.

Quel bene prezioso che l’Uomo sentiva di perdere, la Natura, era percepito dalle persone più sensibili come l’espressione di Dio, potente, incorruttibile, ma allo stesso tempo amorevole e materna.

Poeti come Wordsworth e Coleridge, ma anche il nostro Giacomo Leopardi, si rifugiarono nella natura in cerca di salvezza. L’essere umano cominciava a sentirsi malinconico, irrequieto, solo e alienato.

Vi è un piacere nei boschi inesplorati
e un’estasi nelle spiagge deserte,
vi è una compagnia che nessuno può turbare
presso il mare profondo,
e una musica nel suo ruggito;
non amo meno l’uomo ma di più la natura
dopo questi colloqui dove fuggo
da quel che sono o prima sono stato
per confondermi con l’universo e lì sentire
ciò che mai posso esprimere
né del tutto celare.

Lord Byron

Sempre attualissimi questi versi. Come può l’Uomo pensare di vivere senza la Natura?

prossimo articolo – Il movimento dei Wandervogel in Germania

fonti:

Jeremy Rifkin “La civiltà dell’empatia”

wikipedia

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