Cos’è l’Ego? Per Freud cerca di adattare l’istinto alla realtà.

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Continuo a parlare di Freud, perché rileggendolo mi sono accorta della sua modernità. I problemi dell’uomo sono ancora gli stessi e come afferma pure il buddismo, causati proprio dall’Ego.

Che cosa è l’Ego? Da che cosa è composto?

Le immagini che abbiamo di noi stessi e del mondo, le immagini idealizzate e gli ideali verso cui tendiamo, che si sono sviluppati per compensare i vuoti dovuti a desideri non appagati  e con il conformarci al modello genitoriale per ottenerne l’amore. Ciò a cui l’Ego si attacca come vero e reale esiste solo in contrapposizione ad una realtà interiore rimossa perché vissuta come sporca, rifiuto che in sé crea il diverso e l’emarginato, il malato e il nevrotico, l’infelice. L’Io, che non è veramente reale, esiste per tramutare la realtà avvalendosi dei suoi meccanismi di difesa. L’Io modella la realtà a suo piacimento e ci fa apparire le nostre convinzioni come assolute e inconfutabili.

L’Io come afferma Freud cerca di adattare l’istinto alla realtà.

Il progresso dell’umanità sta nella lotta per raggiungere ideali, e forse lo scopo della nostra vita, il nostro destino, sta nel combattere per avere ciò che ci è mancato nella primissima infanzia, seppure idealizzato?

Struttura psichica secondo Freud.

L’Id è la parte della personalità presente fin dalla nascita. È la parte più istintiva, fonte di bisogni fisici, desideri e impulsi, in particolare le pulsioni sessuali e aggressive. L’Id contiene la libido, pulsione a creare e istinto alla vita, ed agisce secondo il “principio del piacere”, esigendo immediata gratificazione di ogni bisogno.

Secondo Freud l’Id è inconscio per definizione. La parte oscura e inaccessibile della personalità, di cui conosciamo poco e che può essere descritta solo come contrasto all’Ego e con analogie, caos, energia istintiva non organizzata e obbediente solo al principio del piacere.

Nell’Id impulsi contrari possono coesistere uno accanto all’altro, senza annullarsi a vicenda. Non c’è concetto del tempo, non esiste concetto di negazione. L’Id non conosce né bene né male, né moralità.

La mente di un bambino che nasce è solo un insieme di impulsi e pulsioni istintive che esigono immediata soddisfazione.

Relativamente tardi nella sua carriera Freud articolò oltre al concetto di libido quello dell’istinto di morte, che si esprime in parte come istinto di distruzione diretto verso il mondo esterno e gli altri organismi, attraverso l’aggressione. L’istinto di morte agisce per riportare la vita allo stato inanimato.

L’Ego agisce secondo il principio della realtà, cerca di mediare tra i bisogni istintivi dell’Id e la realtà, spingendo l’individuo a posticipare l’immediata gratificazione dei propri istinti, come accade quando si aspetta di guadagnare abbastanza denaro per comprare una macchina piuttosto che rubarla.

L’Ego comprende le strutture della parte organizzata della personalità che include funzioni difensive, cognitive – intellettive, percettive e esecutive. Non tutte le operazioni dell’Ego sono consce, anche se l’Ego è la sede della consapevolezza di se stessi. L’Ego aiuta ad organizzare i pensieri per dare un senso al mondo esterno e interno. Secondo Freud l’Ego è una parte dell’Id che è stata modificata dalla influenza diretta del mondo esterno.

Se l’Id è la forza bruta e la passione, l’Ego è la guida e la ragione, con il compito di servire tre maestri severi, l’Id, il mondo esterno e il super-Ego, cercando di bilanciare impulsi e istinti inconsci con la realtà esterna, allo stesso tempo soddisfacendo le esigenze del super-Ego. I suoi scopi sono l’adattamento dell’individuo all’ambiente e la sua sopravvivenza.

Freud afferma che l’Ego è guidato dagli istinti dell’Id, limitato dal super-Ego, minacciato dalla realtà e soffre di ansia. Ansia realistica per le minacce del mondo esterno, ansia morale verso il super-Ego che gli provoca sentimenti di colpa e inferiorità, ansia nevrotica per le pressioni dell’Id e la natura più vera dell’essere che gli chiede soddisfazione dei propri bisogni.

Per superare tutto questo l’Ego utilizza dei meccanismi di difesa. Questi sono inconsci, atti a ridurre l’ansia e le tensioni conflittuali tra le varie parti della personalità, tra l’Id e la realtà o tra l’Id e le norme sociali.

I meccanismi di difesa scoperti da Freud e dalla figlia Anna sono:

Negazione, spostamento, dissociazione e scissione, Intellettualizzazione, condensazione, compensazione, proiezione, razionalizzazione, formazione reattiva, repressione, regressione, rimozione e sublimazione, annullamento retroattivo, soppressione, idealizzazione, identificazione, introiezione, inversione, somatizzazione, divisione e sostituzione.

Non dobbiamo immaginare le tre parti della psiche come nettamente separate tra loro. Esse si immergono l’una nell’altra. Se volessimo raffigurare la personalità con un diagramma, l’Ego si troverebbe per metà nella zona del conscio, per un quarto nel preconscio e per l’altro quarto nell’inconscio insieme al materiale represso.

L’Ego si sviluppa principalmente con l’integrazione delle prime esperienze in strutture mentali organizzate. Le strutture dell’Ego sono ricordi organizzati in schemi o pattern,  attraverso processi di assimilazione come l’introiezione, l’identificazione, l’integrazione, la sintesi. Questi schemi provvedono a dare all’individuo la direzione dell’azione in base a come viene interpretata la realtà in cui l’individuo si trova coinvolto. Questa organizzazione psichica viene vissuta dall’individuo come il suo senso di identità.

Alla nascita il bambino non ha senso di sé o autoconsapevolezza. Piano piano con l’esperienza del piacere e del dolore, si formano le prime strutture psichiche e le prime rappresentazioni di se stesso. In questo modo il bambino comincia ad avvertire la sua differenziazione dalla madre e dal mondo esterno. Lacan afferma che il bambino attraversa uno stadio in cui l’immagine esterna del suo corpo (riflessa in uno specchio o restituitegli dal comportamento della madre e delle persone a lui vicine), produce in lui una rappresentazione mentale di Io in quanto il bambino si identifica con l’immagine.

Man mano che si sviluppa il senso dell’Io e l’identità, il contatto con l’Essere con cui il bambino si sentiva tutt’uno è per la maggior parte perduto, lasciando un senso di vuoto.

Freud immagina una prima infanzia come una condizione beata in cui quello che desideriamo si integra pienamente con quello che siamo e non c’è separazione tra Io e oggetto amato. La felicità che noi umani possiamo immaginare è il ritorno a questo stato dell’essere, uno stato idealizzato perché perduto.

Il superEgo, che è parte dell’Ego, riflette l’internazionalizzazione dei ruoli culturali, per la maggior parte insegnati dai genitori. Infatti la nascita del super-Ego è conseguente all’identificazione con il padre e la madre per risolvere il complesso di Edipo e si sviluppa nel tempo per l’influenza di educatori, insegnanti, modelli ideali.

Il super-Ego è perfezione. Comprende quella parte della personalità, non del tutto inconscia, che include gli Ego ideali e la cosiddetta “coscienza”che critica e proibisce fantasie, desideri, sentimenti e azioni. Il super-Ego punisce con i  sentimenti di colpa.

Il super-Ego agisce in contrasto con l’Id. Il suo scopo è il controllo degli istinti e delle pulsioni affinché l’individuo si adatti alle regole della società e le rispetti ed agisca in modo socialmente accettabile. Freud parla anche di un super-Ego culturale, per cui il super-ego personale coincide con i precetti del super-ego culturale che prevale nel momento storico, in modo tale che lo sviluppo culturale del gruppo e quello dell’individuo finiscono per coincidere.

Negli scritti di Freud è difficile distinguere tra super-Ego, Ego ideale e ideale dell’Ego, ma i termini non sono interscambiabili. L’Ego ideale è quella parte del Super-Ego che include le regole e gli standard per il comportamento ottimale, e si tratta per la maggior parte di quelli approvati dai genitori e dalle figure autorevoli. Obbedire a queste regole porta a sentimenti di orgoglio e autostima mentre contraddire queste regole provoca sentimenti di colpa. Un Ego ideale viene creato come compensazione di una mancanza; è quello che si “dovrebbe” essere, quello che si vuole dimostrare di essere, una immagine di sé idealizzata a cui l’Ego si vuole adeguare.

Lacan afferma che l’Ego ideale è una introiezione simbolica, mentre l’ideale dell’Ego è una proiezione immaginaria.

L’ideale dell’Ego è un obiettivo verso cui si tende, che sostiene le ambizioni verso il futuro. E’ quello che aspiriamo ad essere.

Freud, in Introduzione al Narcisismo (1914), afferma: “L’uomo…non vuole essere privato della perfezione narcisistica della sua infanzia e …si sforza di riconquistarla nella nuova forma di un ideale dell’Io….ciò che egli proietta avanti a sè come ideale è il sostituto del narcisismo perduto dell’infanzia, di quell’epoca in cui egli stesso era il suo ideale. Lo sviluppo dell’Io consiste nel prendere le distanze dal narcisismo primario e dà luogo a un intenso sforzo per recuperarlo…per mezzo dello spostamento della libido su un ideale dell’Io imposto dall’esterno”.

Narcisismo

Secondo Freud, il nostro senso di sicurezza, orgoglio e autostima derivano dal residuo del narcisismo originario che non scompare mai completamente, dal soddisfare le aspettative del nostro Ego ideale e dalla soddisfazione che proviamo quando il nostro amore ci viene ricambiato.

Amare se stessi, secondo Freud, è conseguenza dell’istinto di sopravvivenza. Tutti gli esseri umani hanno l’impulso a nutrire se stessi e a proteggersi dai pericoli. Questi impulsi sono legati ai desideri e i desideri sessuali verso gli altri esseri umani sono legati al desiderio diretto verso l’interno di proteggere se stessi.

Freud chiama narcisismo “primario” questo desiderio di base diretto verso se stessi, che ritiene una parte della psiche umana comune a tutti gli uomini. Il narcisismo primario è dominante nella primissima infanzia quando il bambino non ha ancora differenziato se stesso dal mondo esterno e per lui tutte le forme di piacere originano da se stesso, con la conseguenza che tutta la libido è investita verso se stesso, dal momento che ancora non ha sviluppato la capacità di investire libido sugli oggetti esterni.

Quando il bambino si differenzia dal mondo esterno comincia ad investire la sua libido sulla madre, che diventa il suo primo oggetto di desiderio. La madre è responsabile del soddisfacimento dei bisogni del bambino in modo da permettere che l’individuazione, cioè il diventare individuo, lo sviluppo dell’Io, possa essere realizzata gradualmente e in modo sicuro.

In un secondo momento il target del narcisismo è l’Ego ideale, che possiede ogni perfezione. Ma quando, crescendo, l’individuo è disturbato dalle ammonizioni degli altri e dal suo giudizio autocritico, non riesce più a credere in quella perfezione e la proietta su un ideale dell’Ego.

L’ideale dell’Ego verso cui l’adulto rivolge la sua libido non è più il suo sé ma un sostituto ideale che possiede le migliori qualità.

Lo sviluppo dell’Ego comporta l’abbandono del narcisismo primario che però origina un tentativo continuo di recuperare quello stato di narcisismo primario infantile ormai perduto, nel quale il bambino era l’ideale di se stesso. La libido viene ora rivolta verso un ideale dell’Ego esterno e la sua soddisfazione deriva dal soddisfare quell’ideale. Questo è il narcisismo secondario.

L’Ego scarica la tensione creata dagli impulsi dell’Id non soddisfatti attraverso il processo secondario con cui cerca di trovare oggetti nel mondo reale che corrispondano all’immagine mentale o idealizzata.

Una persona che soffre di nevrosi può cercare di ottenere soddisfazione narcisista dall’amore verso qualcuno o qualcosa che rappresenta la soddisfazione del proprio ideale dell’Ego, con grande rischio di dipendenza dall’altro.

Freud postulò che vi è una quantità di libido finita, per cui se parte della libido viene investita su un oggetto, per esempio la madre, allora ne resta a disposizione una quantità minore per essere investita su se stessi. Al contrario, se la libido viene investita sul proprio ego, l’individuo è meno coinvolto e meno rivolto verso gli altri.

Innamorarsi consiste nell’investire libido sull’oggetto. La parziale perdita di energia rivolta all’esterno è ristabilita dall’amore ricevuto in cambio e dal possedere l’oggetto amato.

Quando la libido è repressa, o non può ottenere l’oggetto desiderato, l’investimento erotico è vissuto come una depauperazione dell’Ego, la soddisfazione dell’amore è impossibile, e il “ricaricamento“ dell’Ego può avvenire solo con l’abbandono dell’investimento della libido sull’oggetto. La libido viene rivolta ora all’Ego, nella forma di oggetto idealizzato, ristabilendo in un certo senso la condizione di narcisismo primario, in cui non vi era distinzione tra Ego e oggetto della libido.

Freud spiega in questo modo la melanconia supponendo che un oggetto del desiderio che è stato perso o abbandonato viene ricollocato all’interno dell’Ego e cioè un oggetto libidico viene sostituito da una identificazione. Gli oggetti del desiderio sono idealizzati.

Questa sostituzione è fondamentale nel determinare la forma assunta dall’Ego, in pratica il carattere di un individuo. Freud suppone che quando una persona abbandona un oggetto sessuale (un oggetto verso cui l’Id investe la sua libido per la soddisfazione dei suoi bisogni) l’oggetto viene collocato all’interno dell’Ego, con il meccanismo di difesa della introiezione, e questo oggetto idealizzato sostituisce l’oggetto reale, riuscendo così a soddisfare almeno parzialmente i bisogni dell’Id. Questo processo è molto comune specialmente nella prima fase dello sviluppo e quindi si può supporre che il carattere dell’Ego è un condensato di oggetti libidici abbandonati e che contiene la storia di queste scelte libidiche.

L’Ego dunque è formato in gran parte da identificazioni che hanno preso il posto di oggetti libidici abbandonati dall’Id. La prima di queste identificazioni, i genitori, ha sempre un valore speciale e prende la forma di super-Ego. Gli effetti delle prime identificazioni avvenute nella prima infanzia sono destinate a durare nel tempo. Dietro l’origine dell’Ego ideale si nasconde l’identificazione più importante dell’individuo, quella con il padre o la madre che avviene in una primissima fase, prima ancora di ogni investimento libidico sull’oggetto. Ma l’investimento libidico sul padre e sulla madre, manifestazione dell’istinto al soddisfacimento di bisogni fondamentali nel primo periodo sessuale, rafforzano nel bambino l’identificazione con i genitori.

Infatti per ottenere l’amore dei genitori il bambino fa quello che i genitori apprezzano e valutano giusto e meritevole di un premio o di lode. E’ attraverso l’internalizzazione di questi valori che il bambino forma il super-Ego che contiene regole per un comportamento eccellente, standard verso cui l’Ego tende continuamente. Più avanti, man mano che l’Ego si rafforza, diviene più resistente alle influenze delle identificazioni e degli Ego ideali, ma il super Ego occupa un posto speciale perché è la prima identificazione ed è la conseguenza del complesso di Edipo, del primo investimento libidico dell’Id verso un oggetto esterno.

 Liberazione dell’Ego

L’Ego è molto importante. Senza un Ego non avremmo coscienza di noi stessi come essere umani. Spesso le religioni, sia quelle occidentali che orientali, descrivono il processo del trascendere l’Ego, che comunque non significa cancellarlo, perché questo porterebbe alla pazzia, ma superarne i limiti, cioè non essere più limitato dall’Ego.

L’Ego può diventare veramente autonomo, libero e creativo liberandosi dal super-Ego e sviluppando una propria moralità basata sulla razionalità e l’obiettività, nello stesso tempo comprendendo le pulsioni dell’Id e sublimandole verso l’amore, la compassione e la creatività. Questo rafforzamento dell’Ego è essenziale per l’individuo per essere libero dai condizionamenti dei genitori, degli educatori e dell’ambiente ed è condizione necessaria per la creatività, ma la liberazione dalle imposizioni del super-Ego deve essere sostenuta da una appropriata moralità dell’Ego.

Il super-ego e l’Ego sono i prodotti della condizione di essere indifeso del bambino e del complesso di Edipo, cioè l’internalizzazione della figura paterna e la identificazione con essa da parte del bambino dopo che si è reso conto di non poter competere col padre per il possesso della madre per paura della castrazione attuata dal genitore.

Secondo Freud più il complesso di Edipo è stato potente e più è stato rapidamente represso per l’influenza dei genitori e di altre figure significative, più nel futuro sarà forte la dominazione del super-ego sopra l’ego, in forma di angoscioso senso di colpa o coscienza rigida.

In un primo momento Freud aveva ipotizzato che la donna, non identificandosi con la figura del padre per risolvere il complesso di Edipo, non sviluppasse un vero super-io e quindi non avesse una moralità rigida, e per questo rimanesse sempre più istintiva e passionale, dominata dalle pulsioni istintuali dell’Id. Lo stesso Freud però ipotizzò in seguito che il bambino si identifica con entrambi i genitori, assimilandone le caratteristiche di entrambi, condizione necessaria della bisessualità che è parte di ogni essere umano.

L’amore per se stessi è il requisito necessario per liberarsi dal superego. Nel processo, maturando la nostra consapevolezza e l’amore per noi stessi, siamo naturalmente guidati a distruggere i nostri meccanismi di difesa basati sulla paura  e di confrontarci col dolore che li aveva causati e che avevamo represso per tutta la vita. I meccanismi di difesa ci impediscono di provare il dolore e se questo era stato utile alla sopravvivenza durante la primissima  infanzia rimangono come una trappola nella vita da adulti perché ci impediscono di curare e guarire quel dolore emotivo troppo forte da sopportare, che tuttavia non scompare ma vive la sua vita repressa.

L’Ego è una trappola anche perché il senso dell’identità non è reale. L’Ego si attacca all’identità, a quello che è stato e a quello che vorrebbe essere. L’ego costantemente cerca di essere un ideale, non vive nel presente, in ciò che è ora, ma in ciò che è stato e ciò che dovrebbe o vorrebbe essere.

L’esperienza di se stessi comprende la certezza che la propria identità è fatta di un corpo, pensieri, sentimenti, ambizioni, ideali, valori, azioni, qualità e così via, tutti organizzati in un insieme da cui sembra impossibile separarsi. Ma l’esperienza della propria identità è fatta in realtà di rappresentazioni di se stessi idealizzate.

L’ideale dell’Ego per esempio è una proiezione di se stessi che contiene molte qualità, ma è un’immagine di se stessi idealizzata che vogliamo raggiungere e possedere. E’ così importante da determinare quello che saremo come persone e quale sarà la nostra vita futura e per il suo soddisfacimento investiamo una gran parte della nostra energia, ma è solo un costrutto della mente, una rappresentazione mentale di se stessi.

L’ideale dell’Ego spesso riempie un vuoto, quello lasciato dai bisogni non soddisfatti. Tutte quelle volte che non siamo stati “visti”, riconosciuti, apprezzati, accettati dai genitori o ciò che ci è mancato, oggetti libidici verso cui inutilmente abbiamo investito energia, e che abbiamo idealizzato. Gli ideali dell’Ego sono come i sogni e le allucinazioni create dall’Id come compensazioni di mancanze. Il bambino che ha fame sogna le fragole, il bambino che non riceve abbastanza amore si identifica con il più amorevole dei padri e su di questo ideale investirà gran parte della sua energia futura. L’ideale dell’Ego si manifesta negli obiettivi e nelle preferenze di un individuo e attira un certo tipo di esperienze, per cui sarà proprio lui a determinarne il destino.

Conclusione

L’Ego è la nostra identità ed è vera e reale perché nostra, ma è un condensato di sogni e di allucinazioni atti a compensare “vuoti”. Ma per essere libero e consapevole, l’Ego deve guardare dietro i suoi ideali, vedere il vuoto che c’è dietro, osservarlo e accettarlo.

 

Alexia Meli

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