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Freud e l’origine della nevrosi: il ritorno del rimosso

Continuo a parlare per grandi linee delle teorie di Freud, che ho da poco rivalutato dopo il mio recente re-innamoramento nei suoi confronti.

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L’origine della nevrosi per Freud.

Per capire dove, per Freud, la nevrosi ha le sue radici bisogna saperne un pò della sua teoria della psicosessualità infantile.

Sigmund Freud ha sviluppato una teoria psicosessuale infantile, secondo cui la sessualità comincia nella prima infanzia e si sviluppa in varie fasi. Freud ha introdotto anche il concetto di “libido”, energia psicosessuale originata nell’inconscio. L’energia sessuale però non deve essere pensata semplicemente come l’impulso fisico all’atto del sesso. Può essere definita energia della vita, dell’affermazione delle pulsioni, ed è investita dall’individuo  in varie attività, persone e obiettivi. Sublimata, l’energia sessuale si trasforma in creatività e investe ogni livello della personalità. Eccessivo investimento di libido su un oggetto o una persona può portare alla nevrosi. Questa può essere curata attraverso la “catarsi”, che permette all’energia bloccata di essere scaricata.

La libido corrisponde nella filosofia orientale al concetto di Kundalini, energia che ascende e discende attraverso i chakra.  Il bloccarsi dell’energia psichica e quindi il formarsi di disagi mentali corrisponderebbero agli effetti collaterali della stagnazione della Kundalini nei sette dischi.

In particolare,  una “fissazione” della libido, cioè la stagnazione o il blocco della libido,  può avvenire nei primi tre stadi psicosessuali del bambino, sia se i suoi bisogni non siano soddisfatti sia che siano eccessivamente e troppo facilmente soddisfatti.

Infatti, perché ci sia uno sviluppo psichico corretto, la libido deve essere investita in ogni fase dello sviluppo, a cui è associato un particolare conflitto che deve essere risolto prima di passare in modo fluido alla fase successiva. Se questo non avviene l’adulto avvertirà ancora la necessità di soddisfare bisogni relativi a quello stadio. Si dice allora che si rimane “fissati”. Si può essere fissati ad uno o più stadi  o tutti gli stadi e in grado diverso. La risoluzione di ogni conflitto richiede l’impiego di energie sessuali. Maggiori sono le energie impiegate in una delle fasi, maggiori sono le caratteristiche relative alla fase stessa che rimangono nell’individuo man mano che matura psicologicamente.

 

Età

Nome della fase

Fonte di piacere

Conflitto

0-2 anni

circa

Orale Bocca: succhiare, mordere, inghiottire. La libido si concentra nella zona della bocca. Il bambino, infatti, tende a portare ogni cosa alla bocca, dal seno della madre agli oggetti che lo circondano, ed attraverso questa inizia a relazionarsi col mondo.

 

Svezzamento

dal seno della madre

18 mesi-

3 anni

Anale Ano: defecare o trattenere le feci. La decisione di urinare o defecare rappresenta il primo atto simbolico di negazione o accondiscendenza, rispetto alle necessità di autocontrollo imposte dalle figure genitoriali e – per estensione – dalle istituzioni sociali, che esigono dall’individuo adeguamento alle norme condivise e autocontrollo acquisizione del controllo delle funzioni sfinteriche

3-6 anni

Fallica Il bambino inizia ad esplorare le proprie zone genitali, scoprendo il piacere che ne deriva ed il dimorfismo sessuale Complesso di Edipo(maschi) e di Elettra (femmine)

6 anni-pubertà

Latenza Pulsioni sessuali sublimate negli sport , negli hobby e nelle amicizie dello stesso sesso.

Dalla

pubertà in poi

Genitale I cambiamenti fisici sessuali risvegliano bisogni repressi. Sentimenti sessuali diretti verso gli altri con gratificazione sessuale. Regole sociali

Fissazione Orale

Il tipo“ricettivoorale” è la conseguenza dell’essere stato nutrito attraverso l’allattamento per troppo tempo mentre il tipo “aggressivoorale” di aver ricevuto scarso nutrimento o di essere stato staccato prima del dovuto dal seno della madre. I “ricettivi orali” possono essere spesso allegri, irrealisticamente ottimisti, troppo loquaci e molto centrati su se stessi, poco propensi a sopportare la disapprovazione degli altri. Attraverso il meccanismo di difesa della sublimazione possono mostrare interesse nelle lingue, e divenire logorroici. Le persone aggressive orali invece possono essere avare e invidiose, pessimiste, ciniche, sarcastiche.

Fissazione Anale

Se nella fase orale il piacere deriva nel bambino dall’atto del succhiare per alimentarsi, nella fase anale il piacere deriva dal controllo della funzione intestinale e della vescica. Il conflitto maggiore in questo stadio è il controllo degli sfinteri, infatti il bambino deve imparare a controllare i suoi bisogni.  Riuscire a controllare queste funzioni porta il bambino verso un senso di indipendenza e compiacimento. Il successo in questa fase dipende dall’insegnamento dei genitori.  Genitori che premiano il bambino per usare il bagno al momento opportuno  incoraggiano il bambino a sentirsi capace e produttivo.

Purtroppo non tutti i genitori adottano questo atteggiamento. Alcuni puniscono e ridicolizzano il bambino agli occhi degli altri o gli dicono che dovrebbe vergognarsi.

Se i genitori sono troppo severi e rigidi avremo secondo Freud una personalità “ritentiva anale” per cui l’individuo è eccessivamente ordinato, testardo, rigido e ossessivo. Il ritentivo anale trae la sua soddisfazione dal “trattenersi”. L’espulsivo anale invece trae piacere dal defecare. Se i genitori del bambino hanno un atteggiamento troppo tollerante ne può derivare una personalità disordinata e distruttiva, priva di autocontrollo.

L’individuo espulsivo anale “si esibisce” per gli altri, facendo regali, opere di carità e secondo il meccanismo della sublimazione anche opere d’arte. Paradossalmente, per il meccanismo di difesa di reazione anche il ritentivo anale potrebbe sentire la necessità di dar via le cose ma di perderle al gioco per esempio.

Complesso di Edipo

Secondo Freud il complesso di Edipo si manifesta nella fase fallica dello sviluppo psicosessuale del bambino, da tre a sei anni.  Il bambino desidera avere la madre tutta per sé e prendere il posto del padre, che vede come rivale nel possesso dell’amore della madre. Come è noto il termine fu tratto dalla tragedia Edipo Re di Sofocle, in cui il protagonista uccide il padre senza sapere che questi fosse il suo genitore e sposa la madre. L’analogo complesso per le ragazze prende il nome di complesso di Elettra.

Secondo Freud l’Id, l’inconscio primordiale e istintivo, vorrebbe eliminare il padre ma il bambino sa che non può competere con lui e inoltre prova verso di lui sentimenti contradditori di amore e bisogno. Il bambino allora prova quello che Freud ha chiamato “ansia di castrazione”, una paura sia letterale che figurativa di essere castrato.

Infatti Freud credeva che dal momento che il bambino diviene cosciente della differenza tra i due sessi, si convince che il pene è stato rimosso dal corpo della bambina e che il padre potrebbe fare lo stesso a lui come punizione per aver desiderato la madre.

Per svilupparsi in adulto con una sana identità il bambino si identifica con il genitore dello stesso sesso per risolvere il conflitto.

E’ a questo punto che si forma il Super-Ego. Questo diviene una sorta di autorità morale interiore, una internalizzazione della figura del padre che preme per sopprimere le pulsioni dell’Id e far in modo che l’Ego agisca seguendo i  suoi standard morali. Freud spiega che più potente è stato il desiderio nei confronti del genitore e più rapidamente è stato represso per l’influenza degli educatori, più forte è la dominazione del Super-Ego  nella forma di “voce della coscienza” o inconscio senso di colpa.

Se Freud ha sviluppato il termine complesso di Edipo, è stato Carl Jung a coniare il termine complesso di Elettra. Freud continuò a usare il termine complesso di Edipo per riferirsi al bambino di qualunque sesso idealizzante il genitore di sesso opposto, oggetto della sua libido, e che desidera almeno in parte liberarsi del genitore dello stesso sesso. Per le bambine questo desiderio sessuale è arricchito dal desiderio di restare incinta dal padre e inoltre le bambine entrano nella pubertà soffrendo per  l’ ”invidia del pene”, per non avere un pene.

Possiamo immaginare a quante critiche e di quale intensità sia stato sottoposto tutto l’impianto della teoria della sessualità infantile di Freud.

A mio parere, a parte che data l’importanza primaria dei genitali durante le fase fallica, la punizione per il bambino può venire vista come privazione della parte con cui prova il piacere, ansia di castrazione può essere riferito anche a essere castrati simbolicamente, privati di potere. O anche al sentirsi degradati, dominati o resi insignificanti, all’aver paura di perdere la virilità, aver paura di morire e di essere uccisi. Potrebbe riferirsi anche al perdere una parte importante di sé e cioè l’amore del genitore dello stesso sesso perché si è stati cattivi con lui, oppure alla sofferenza di dover rinunciare al possedere fisicamente il genitore desiderato.

Da adulto un individuo non si accorge che i suoi desideri sessuali verso il genitore, ormai repressi e inconsci, sono la causa del suo stress emotivo nelle relazioni con il sesso opposto. L’ansia viene portata alla superficie quando viene vissuta simbolicamente, come ad esempio con la paura di subire delle menomazioni fisiche.

Le bambine provano invece l’invidia del pene. Questo concetto introdotto per la prima volta da Freud in un articolo del 1908 suggerisce che le bambine invidiano il pene dei loro padri perché sentono che il loro pene è stato rimosso, cioè che sono state già castrate. Nel confronto con il padre e i fratelli maschi la bambina si accorge che le manca qualcosa. Questo la porta a sentire inconsciamente un senso di deprivazione e il desiderio di essere un maschio, di avere un pene anche lei.

Tra l’altro Freud suggerisce che, durante la fase fallica, la bambina si accorge della differenza dei sessi e sposta la sua attenzione dall’oggetto del piacere-madre al genitore di sesso maschile proprio per l’invidia del pene e per questo comincia a mostrare affetto e amore verso di lui.

Nonostante sia la madre il genitore che principalmente gratifica i bisogni dei bambini di entrambi i sessi, questi cominciano a formarsi la loro identità sessuale. I genitori diventano oggetti della energia libidica infantile. Il maschio dirige la sua libido verso la madre e la desidera tutta per sé. Il bambino vorrebbe sbarazzarsi del padre, ma sa anche che il padre è più forte. Quante volte i bambini dicono chiaramente che da grandi vogliono sposare mamma o papà! Secondo Freud, la bambina accorgendosi della mancanza del pene, vive in modo ancora più forte il senso di castrazione come punizione in quanto per lei non è solo una paura, è già avvenuto come punizione da parte della madre. Anche in questo caso il conflitto viene risolto identificandosi con la madre nel tentativo di prendere il suo posto e avere il padre tutto per sè.

Come conseguenza del conflitto avviene lo sviluppo dell’Ego e dei suoi meccanismi di difesa. Il bambino sviluppa il senso di identità e di diversità dai genitori. Dinanzi all’ambivalenza affettiva che sviluppa sia verso il padre che verso la madre, e alla paura della punizione, è obbligato a rinunciare al suo primo amore. Il primo meccanismo di difesa è la repressione dei desideri, dei ricordi, delle pulsioni. Il secondo meccanismo di difesa è l’identificazione, con cui il bambino sviluppa il super-Ego incorporando progressivamente le caratteristiche del genitore dello stesso sesso. In questo modo diminuisce la sua ansia di castrazione perché la sua somiglianza con il padre lo protegge dall’ira del padre nella loro rivalità materna. Identificazione significa adottare interiormente i valori, le attitudini e i comportamenti di un’altra persona. La  conseguenza di questo è che il ragazzo si identifica con il ruolo maschile e la ragazza con quello femminile. Il primo nucleo di questa identificazione costituisce il super-Ego.

Una competizione padre-figlio per il possesso della madre non risolta potrebbe condurre a una fissazione nella fase fallica che porta il ragazzo a divenire un uomo aggressive e ambizioso.

Freud considerava che il complesso di Edipo fosse più emotivamente intenso per una bambina che per un bambino, e che una eccessiva competizione madre-figlia per il possesso del padre potesse causare una fissazione nella fase fallica più intensa. La bambina sviluppa una personalità insicura e  sottomessa con una bassa autostima, o al contrario sarà una donna che continuamente cerca di dominare gli uomini, o una donna seduttrice con una alta autostima.

Secondo Freud la fissazione nella fase fallica può contribuire alla nevrosi, ma può servire anche a spiegare la pedofilia e l’omosessualità e il motivo per cui le donne spesso scelgono un partner che assomiglia al padre.

La nevrosi

Secondo  Freud  la  nevrosi nasce  da  una  frustrazione  infantile  di  un  desiderio  libidico  nei  confronti  del genitore  dal  sesso  opposto.  Oggi  si  considera il desiderio più in senso generale ed emotivo  che  non  alle  manifestazioni  della  sessualità  pregenitale  e  genitale.  La sofferenza collegata alle relazioni infantili viene repressa semplicemente perché le relazioni non possono essere cambiate. Ma quando si reprime qualcosa, questa non scompare, ma diviene una parte nascosta della personalità. Cercare di ignorare un problema o una parte di noi è impossibile e anzi innesca un conflitto interiore, una parte lotta contro un’altra parte. E quando si resiste a qualcosa, questa persiste e prende il sopravvento. Senza volerlo, la lotta interiore e la resistenza a quello che non si vuole creano proprio quel destino che si cerca di evitare. Questo è il meccanismo della nevrosi. Le difese create dallo stesso individuo per difendersi creano proprio le condizioni che si cerca di evitare. Si rimane bloccati in un pattern.

La nevrosi è la formazione di sintomi psicosomatici o comportamentali che risultano dal ritorno di quanto è stato represso.

Una nevrosi non è necessariamente qualcosa di negativo. Freud scrisse che ci sono casi in cui il medico stesso è costretto ad ammettere che la soluzione di un conflitto con una nevrosi è una delle soluzioni meno dannose e più socialmente tollerabili. Anzi va oltre, affermando che i sintomi della nevrosi sono evidente parte della vita di ognuno di noi. E’ solo quando i sintomi sono debilitanti e causano sofferenza che il nevrotico ha bisogno di cure.

In generale la nevrosi si manifesta quando gli sforzi dell’Ego di trattare con desideri e pulsioni dell’Id attraverso repressione, spostamento e altri meccanismi di difesa, risultano fallimentari.  Freud afferma che una persona diviene malata di nevrosi solo se il suo Ego ha perso la capacità di collocare in qualche modo la sua libido. Il fallimento dell’Ego e la spinta della libido incontrollata creano dei sintomi che sono anche peggio del conflitto originale. Freud spiega che l’Ego generalmente percepisce la malattia come vantaggio, in quanto il sintomo permette all’individuo di risolvere il conflitto tra il suo Ego e il suo Id e di provare piacere in modo alternativo anche se debilitante. Il sintomo è un sostituto dell’impulso istintuale, che è stato però ridotto, spostato e distorto tanto da non essere più riconoscibile come gratificazione ma appare piuttosto una compulsione o una malattia.

Le nevrosi possono essere causate da impulsi interni che sono impropriamente repressi dall’Ego e che quindi trovano espressione in modo alternativo, oppure da eventi traumatici come abusi sessuali e traumi di guerra. Di solito la nevrosi si manifesta come combinazione di questi fattori.

Sostanzialmente il soggetto nevrotico si avverte come decentrato, disarmonico rispetto a se stesso, più o meno bloccato nei suoi desideri e nelle sue potenzialità, e tale squilibrio interiore lo conduce a stabilire relazioni insoddisfacenti con gli altri. Tale forma di disadattamento emotivo non comporta, come invece nelle psicosi, una totale compromissione del contatto con la realtà, specie per quanto riguarda le funzioni conoscitive e critiche.

Il sintomo nevrotico è il risultato di un compromesso legato a un conflitto intrapsichico che non può essere risolto. I diversi quadri clinici con cui si manifesta una psiconevrosi rappresentano il modo in cui il soggetto tenta di risolvere l’ansia derivante dal conflitto stesso.

Poiché la natura stessa della mente umana è conflittuale, e lo sviluppo psichico avviene proprio nel tentativo di sintetizzare diversi elementi psichici,  sarebbero l’entità e l’intensità del conflitto, e l’attivazione o meno di meccanismi di difesa ad essa conseguenti, a determinare la comparsa di sintomi, vale a dire manifestazioni psicopatologiche, e non la presenza o meno della conflittualità.

L’unica soluzione per Freud è cercare di capire le azioni compiute nel presente e nel passato, rivivere il dolore represso, esprimere i sentimenti provocati da questo dolore e accettare tutto come parte di se stessi.

Accettare il proprio destino di sofferenza non è rassegnazione. E’ la coscienza che non si può non essere ciò che si è.

 Alexia Meli

3 Risposte a “Freud e l’origine della nevrosi: il ritorno del rimosso”

  1. Io mi trovo invece molto più d’accordo con Jung che con Freud. Detta banalmente e in maniera molto generale per non entrare inutilmente nello specifico (che in ogni caso conosco ancora troppo poco rispetto a quanto mi interessa), diciamo che Jung mi sembra molto più onnicomprensivo – o, se si preferisce, Freud è troppo unilaterale. Anche se le critiche junghiane a questa visione unilaterale mi sembrano veramente eccelse, come per esempio il fatto che Freud ha praticamente tolto “L’illusione” della religione, per poi mette al suo posto un altro numen religioso: precisamente la sua teoria…
    D’altra parte ieri mi è venuta un’intuizione, che necessiterà di ulteriori ricerche da parte mia, soprattutto perché è per esperienza personale. Pensavo al fatto che la mia creatività è sicuramente in rapporto alla sessualità, anche se devo ben capire fino a che punto. Diciamo che a un livello superficiale sono d’accordo che la sessualità inespressa, in alcuni individui, possa portare alla creatività, e qui mi ci metto anche io; quindi si può dire che se quei maledetti bisogni primari venissero più facilmente soddisfatti, a quel livello non si manifesterebbero certe creazioni. D’altra parte, a un livello più profondo, si verifica quasi la stessa cosa, anche se per motivi differenti: dove nel primo caso l’opera può nascere dal mancato bisogno sessuale, nel secondo dal bisogno spirituale.
    Ma questo lo penso così di sfuggita, non so dire granché… magari nel tempo riuscirò anche io, come Jung, a capirci qualcosa di più 🙂

    1. Grazie mille del commento. Forse farò innorridire molti psicoterapeuti, ma a volte mi sembra che Freud e Jung non siano così contrapposti come appare, e che le loro teorie si completino a vicenda. Non riesco a schierarmi da una parte o dall’altra, perchè penso che entrambi siano stati grandi e abbiano dato un grande contributo alla scienza. Anche io un tempo pensavo che Freud avesse una visione unilaterale ma i miei orizzonti si sono allargati quando ho cominciato a interessarmi di chakra, canali e blocchi energetici. La sublimazione della sessualità di cui parla Freud, che poi è proprio ciò che rende l’essere umano così speciale e creativo, è così simile alla circolazione dell’energia nei 7 chakra principali. La vita psichica di un essere umano si svolge principalmente su quattro livelli, sessuale, emotivo, mentale, spirituale. L’energia sessuale che Freud chiama libido, che noi non dobbiamo vedere solo come desiderio di accoppiamento ma in senso lato come attrazione, vita, piacere e eros, viene sublimata e per così dire “sale” ai livelli superiori. Tutti i livelli sono importanti allo stesso modo e sono caratteristici dell’essere umano. Freud a ragione riteneva la religione infantile, perchè la religione è un livello mentale e non spirituale. A mio parere si era concentrato a studiare l’uomo soprattutto a livello base, ma non significa che escludesse gli altri livelli. Che Freud si fosse un tantino interstardito sulle sue teorie fino al punto di sembrare estremista e intransigente non mi sembra difficile considerando il periodo storico, lo sforzo che ha dovuto compiere per bucare il falso moralismo e portare l’attenzione su argomenti fino a quel tempo tabù e che ora sono accettati proprio grazie a lui. Considerando che anche lui era un essere umano con le sue debolezze, io penso che sia possibile reinterpretare i suoi studi in modo più moderno e attuale.

  2. mi son dimenticato di precisare..
    circa la creatività, volevo dire che quando quel bisogno primario di sessualità non può esser soddisfatto (o non come voglio, ecc), è facile che senta l’esigenza di incanalizzarlo verso la creatività, mentre quando non ce l’ho (tipo ora), mi sento tranquillo, senza quei bisogni.

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