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L’animus e il complesso del padre

il mago come guida spirituale
il mago come guida spirituale

Secondo Carl G. Jung il Logos rappresenta la Ragione, principio maschile, cioè la capacità dell’uomo di discriminare, dividere, ragionare, giudicare. Non si può capire il concetto senza porlo in relazione con l’Eros, principio femminile, cioè l’Emozione, la capacità di vedere le cose nella loro unità, non stabilire relazioni tra le cose, non ragionarle ma piuttosto attrarle o rifiutarle d’istinto.
In altri momenti Jung ha anche riferito del contrasto tra Logos e Mythos, inteso come contrasto tra conscio e inconscio.
L’Animus. La personificazione del maschile nell’inconscio della donna, mostra aspetti sia positivi che negativi, e la stessa cosa accade all’Anima, personificazione del femminile nell’inconscio di un uomo. Ogni archetipo ha un aspetto luminoso ed uno oscuro, ed una volta accettata la sua oscurità la sua luce è destinata a brillare. Questo infatti è il tema principale della favola della Bella e la Bestia. La Bella deve accettare la Bestia così com’è perché questa possa ritornare ad essere il bellissimo principe che era. Amore e accettazione permettono alla parte oscura di ricominciare a splendere.
Jung parlò più dell’Anima che dell’Animus nei suoi libri.
Quando l’Anima ha la possibilità di esprimersi liberamente apporta alla psiche il suo contributo di sentimenti, emozioni, tenerezza, amore, compassione, immaginazione, gentilezza, creatività, intuizione e senso estetico. Se invece è rigettata o repressa, diviene come deformata: sentimenti ed emozioni sono sostituiti da malumore, sentimentalismo, isteria o debolezza, la fedeltà diviene possesso, la tenerezza effeminazione, l’immaginazione diviene fantasticare avventure sessuali, l’amore viene spesso coinvolto in una serie di relazioni turbolente.
Jung vedeva l’Animus più complesso dell’Anima, postulando che l’Animus nelle donne è costituito da diverse immagini, mentre l’Anima dell’uomo consiste solo di una immagine dominante.
Jung affermò che ci sono 4 livelli paralleli di sviluppo dell’animus nella donna.
Per prima appare come la personificazione di mero potere fisico, per esempio come un campione di atletica, un uomo come Tarzan.
Nella fase successiva, l’animus “possiede iniziativa e capacità per azioni programmate” . Appare come un uomo romantico, come per esempio un poeta, o un uomo d’azione, un guerriero.
Nella terza fase “l’animus diviene la parola, spesso comparendo come un professore o un prete…il portatore della parola”.
Infine, nella sua quarta manifestazione, l’Animus è l’incarnazione del significato. In questo livello più alto diviene, come l’anima, un mediatore della profondità spirituale. Nella mitologia, questi aspetti dell’animus appaiono rappresentati da Ermes, messaggero degli dei. Nei sogni e nelle fantasie l’animus appare allora come una guida che viene in aiuto.

L’Animus nei sogni.
L’Animus, come già detto, racchiude il principio della logica, tradizionalmente associato con lo spirito, il padre, l’immagine di Dio. Il padre è la fonte principale dell’immagine dell’animus.
Sognare questo carattere archetipale significa che una donna ha bisogno di sbloccare la sua capacità creativa, confrontarsi con le sue paure, accettare responsabilità, e trovare un significato nella sua vita.
Gli aspetti negativi dell’Animus possono apparire come pessimismo, negatività, imprudenza, cattiveria o meschinità. Allora nei sogni appare come un personaggio spaventoso, uno che desidera far del male alla sognatrice.
Gli aspetti positivi dell’animus appaiono come creatività, integrità, entusiasmo, responsabilità, coraggio e saggezza.
Nei sogni appare allora come un personaggio che da sostegno, amorevole, che desidera aiutare la sognatrice.
Quando la donna sogna l’Animus nei suoi aspetti negativi, significa che è venuto il tempo di affrontare le proprie insicurezze e le sensazioni di inadeguatezza. I sogni eroici, invece, indicano il risveglio in noi delle nostre forze e debolezze, conoscenza essenziale per lo sviluppo di una personalità integrata. Questi sogni solitamente appaiono durante l’adolescenza, ma possono anche ricomparire in seguito. Tradizionalmente, gli uomini fanno più sogni eroici rispetto alle donne, anche se nella società moderna le cose cambiano velocemente, essendo diventate le donne sempre più assertive. In questi sogni l’Animus rappresenta il livello più alto di mediazione tra l’inconscio e il conscio.
Una delle figure in cui si esprime l’Animus nel suo più alto livello è quella del mago, la persona con poteri magici, che detiene il potere. Ai nostri tempi può manifestarsi come un guru, un guaritore, un attore o uno sportivo famoso, una rock star o un leader politico.
L’animus-mago tiene la donna incantata, entusiasta, estasiata, ipnotizzata. Tutto il potere del suo animus è proiettato sulla sua personalità carismatica.
Come lo stesso Jung afferma, questa figura da alla donna fermezza spirituale, un invisibile supporto interiore che compensa la sua delicatezza esteriore.
Molte donne sono cresciute pensando di dover incontrare l’uomo che le avrebbe salvate e che avrebbe fatto avverare tutti i loro sogni. Ma questo compito è impossibile per un normale essere umano. Questo sostegno può venire solo da dentro ed è l’Animus.

Essere posseduti dall’Animus
Jung diceva che una donna che non ha integrato il suo animus ne viene posseduta. E ne sarà posseduta fino a quando non permetterà a se stessa di vedere il suo potere e la sua creatività e assumersi la responsabilità della sua vita.
L’animus ha bisogno di esprimersi. Se questo gli viene impedito le qualità diventano in un certo senso esagerate e corrotte: assertività diviene aggressione e spietatezza, il pensiero analitico diviene polemica, l’essere focalizzati diviene comportamento meccanizzato.
Permettere all’Anima/Animus di esprimersi invece potenzia la nostra vita.
Specialmente superati i quarant’anni le qualità che abbiamo represso nel passato diventano più persistenti nella loro richiesta di espressione. Ipoteticamente, il nostro Io è già ben definito e sviluppato, quindi è tempo che emergano le sue antitesi, ciò che è custodito nell’Ombra e nell’Anima/us. Possiamo cominciare un processo di integrazione in cui permettiamo a queste istanze di esprimersi fino al punto che riteniamo tollerabile.

In ogni caso, se non permettiamo all’anima/us di esprimersi attivamente, lo proiettiamo, così come facciamo con tutte quelle altre forze psicologiche a cui non diamo il permesso di esprimersi.

La proiezione dell’animus, l’aggancio ad una particolare persona, dipende da diversi fattori:
La persona può corrispondere all’immagine del maschile che si è formata dentro di noi in base alle precedenti esperienze. Per esempio, se l’immagine personale dell’animus di una donna è basato su aggressività del padre, dovrebbe proiettare il suo animus su un uomo aggressivo.
Oppure, si può trattare di una persona il cui livello di raffinatezza corrisponde a quello della nostra anima/us. Per esempio, una donna che ha coltivato il suo animus potrebbe essere attratta da un uomo che mostra il potere intellettuale piuttosto che un uomo che mostra bruta forza fisica.
La maggior parte delle nostre relazioni con le persone amate si basano su queste proiezioni.
Proiettiamo l’anima/us su una persona del sesso opposto che riteniamo appropriata. L’immagine porta con sé una carica energetica molto forte. Siamo attratti da questa immagine e dalla carica, spesso l’energia è inebriante. Proviamo la sensazione di esserci innamorati. In realtà, sembra triste a dirsi, ci siamo innamorati della nostra anima/us.
La proiezione comunque è un meccanismo utile perché ci dice molto di noi stessi. E’ invece pericoloso perché distorce la realtà della persona di cui ci siamo innamorati. Ci aspettiamo che la persona soddisfi il ruolo che le abbiamo dato e se si allontana proviamo delusione e senso di tradimento.
In una relazione a due, in realtà siamo in Quattro: noi , l’altro, la sua anima, il nostro animus.
In realtà quando proiettiamo parti di noi mettiamo in evidenza nell’altro aspetti e qualità possedute nei quali ci rivediamo e a cui diamo libero sfogo.
L’innamoramento e l’idealizzazione di un uomo ci dice molto su di noi, sulle caratteristiche dell’animus, bisogni insoddisfatti, qualità interiori da sviluppare.
La persona scelta può comunque aiutarci realmente a sviluppare il Logos. Può aiutarci nel processo di integrazione dei vari complessi come quello del padre. Successivamente, prendendo coscienza del meccanismo delle proiezioni, si può imparare ad amare la persona per quello che è, riconoscendone gli aspetti positivi ed accettandone i negativi.
Il nostro animus, nel suo aspetto spirituale più alto, di mediatore tra il conscio e l’inconscio, ci può guarire sia che lo si proietti in un’altra persona che ci ama, sia che riusciamo a contattarlo come parte di noi, fungendo da guida spirituale che potenzia la nostra crescita interiore, la capacità di amore e comprensione che ci porta verso l’integrazione.
Col passare del tempo le proiezioni comunque falliscono. Ci accorgiamo che la persona di cui siamo innamorate non corrisponde esattamente al nostro animus/a e per l’altro diviene insostenibile sostenere una parte. Inconsciamente possiamo tentare di cambiare la persona in modo da corrispondere al nostro ideale o disamorarci e provare con qualcun altro. Possiamo però prendere coscienza di proiettare sull’altro parti di noi e provare così ad accettare l’altra persona per quello che è. Quando permettiamo all’anima/us di esprimersi senza reprimerla non si ha più bisogno di proiettarli per lasciarli esprimere, riconoscerli e attivarli.
Questo può essere un vantaggio per la relazione con l’altro sesso che diventa più libera da proiezioni inconsce. Siamo più propensi ad accettare l’altro così com’è, precisando che le proiezioni continueranno ad esserci perché non saremo mai pienamente coscienti del nostro animus o dell’anima.

Complesso del padre
Per complesso del padre si intende un gruppo di idée ed emozioni associate con l’esperienza e l’immagine del padre. Negli uomini, un complesso del padre positivo porta spesso ad una certa obbedienza verso l’autorità e al desiderio di inchinarsi davanti a dogmi e valori, nelle donne invece induce aspirazioni e interessi spirituali. In generale il complesso del padre nell’uomo si manifesta attraverso la “persona” e in alcuni aspetti della sua ombra, mentre nella donna si manifesta nell’animus colorato dalle proiezione dell’anima del padre.
Anche i complessi positivi, seppure difficili da riconoscere, possono causare dolore e sofferenza. Pensiamo ad una donna che abbia una grande stima degli uomini, pensando che nessuno potrà mai farle del male, finirà quasi certamente col vivere una esperienza di estrema delusione e sofferenza.
Come nasce un complesso? Un complesso è in poche parole qualcosa rimasto in sospeso.
Quando i bisogni infantili non sono soddisfatti dal genitore di sesso opposto la reazione inconscia potrebbe essere di cercare una relazione con qualcuno che soddisfa il bisogno, oppure all’opposto qualcuno che rinforza la devalutazione da parte del genitore. In ogni caso si rimane bloccati nella relazione anche per tutta la vita.
I complessi e le proiezioni possono però aiutarci a capire noi stessi e crescere quando ne prendiamo coscienza. Certamente all’inizio scoprire in noi un determinato complesso o scoprire che stiamo proiettando parti di noi sugli altri ci procura un senso di disagio e di vergogna, ma dobbiamo comunque tentare di scoprire perché si sono creati e a cosa servono.
Conoscere i nostri complessi non ci aiuta però ad uno sviluppo psicologico. Dobbiamo integrarli, conoscendoli appieno, rivivendone il dolore, trovandone il valore, liberandone l’energia, permettendo la loro espressione. Si tratta, per esempio, di accettare quello di noi e dei nostri genitori che ci sembra inaccettabile.
Nonostante i nostri sforzi i complessi però non possono essere mai completamente integrati o modificati. Essi però costituiscono la nostra personalità e formano la nostra identità. I nostri complessi ci fanno percepire la realtà in modo diverso dagli altri, e questo crea la nostra unicità. In più, ci rendono maggiormente partecipi della sofferenza di altre persone che soffrono per i nostri stessi complessi. Ognuno di noi può divenire un guaritore ferito, una persona che soffre coscientemente delle proprie ferite e per questo può guarire gli altri. E questo è, secondo Jung, ciò su cui si basa il lavoro dello psicoanalista: attivare nel paziente il proprio guaritore interno. La sofferenza del paziente riattiva nello psicoanalista sia le sue profonde ferite sia il guaritore interiore che a sua volta attiva il guaritore interiore nel paziente, secondo un complesso meccanismo di transfert e controtransfert.
Un complesso del padre negativo può far nascere la convinzione che tutti gli uomini sono violenti, insensibili, giudicanti. Ci si sente inferiori e colpevoli dell’aggressività del padre e meritevoli di guai e sventure. Quando si arriva a comprendere che queste sono convinzione che nascono dall’esperienza personale e vengono ricordate e rivissute nella loro dolorosa intensità, solo allora si può cominciare ad accettarle ed integrarle. La visione si ampia e si libera e ci si permette di guardare oltre e di notare che possono anche esserci uomini diversi e che la realtà poteva essere diversa dall’interpretazione che ne fornivamo.

Un ruolo altrettanto importante nel rapporto con l’Animus ha l’introiezione, l’opposto della proiezione. Come quest’ultima l’introiezione è un meccanismo di difesa: una persona accoglie dentro di sé le caratteristiche e i comportamenti di un’altra persona, così come i bambini introiettano i comportamenti dei loro genitori, in particolare quando si trovano ad affrontare situazioni difficoltose.
Nella relazione tra sé e un altro, l’introiezione comporta una permeabilità ai vissuti altrui ed una ricettività nei loro confronti. La disponibilità ad accogliere l’emozione altrui può rendere la persona troppo permeabile al punto da subire un vero e proprio “contagio”. In questo caso la differenziazione tra sé e l’altro si annulla. Secondo Freud, l’Ego e il Superego si vengono a costituire proprio introiettando comportamenti di altre persone dentro di sé. Anche questo può dare un risultato negativo o positivo.

A volte per scherzare dico ai miei figli che l’unico uomo che mi ha veramente capito è Carl Gustav Jung.
Alcuni archetipi sono stati particolarmente attivi fin dalla mia adolescenza e solo attraverso le teorie psicoanalitiche di Jung e la sua interpretazione dei sogni e delle fantasie sono potuta arrivare al punto di capirci qualcosa.
Parlando della mia esperienza personale, forse semplicemente per la presenza di una brava psicoterapeuta che si occupava di me, ho attivato dentro di me l’Animus nel suo più alto livello, come salvatore-guaritore, guru-guida spirituale.
Ne sono venuta a conoscenza accorgendomi di aver proiettato su un musicista quello che dentro di me già cominciava a liberarsi, una figura di padre positivo, non violento, non prevaricatore, spirituale. Una figura con funzione di guida e protezione, che mi ha aiutato ad integrare gli aspetti negativi della mia esperienza col padre. Ho dunque scoperto dentro di me anche un padre che mi voleva bene e l’ho individuato grazie alla proiezione che ne ho fatto su quel musicista di cui mi sono innamorata.
Potrei dire che dentro di me esisteva già la soluzione alla sofferenza provocata dal complesso del padre. Inconsciamente sapevo già che la soluzione sarebbe stata l’integrazione, ma non volevo vederla o non sapevo come esprimerla. La figura di guida spirituale che ho proiettato sul musicista non ha fatto altro che svelarmi che questo bisogno di integrazione esisteva dentro di me da tempo e che io avevo tutte le capacità di trovare la soluzione. La spiritualità percepita in questo personaggio simile ad Ermes nella sua funzione era il bisogno di conoscere ed integrare parti inconsce di me, a partire dalla mia Ombra e dal mio animus. Questo bisogno di integrazione viene simbolizzato da un viaggio interiore, o eroico, con l’aiuto della guida spirituale.
La scoperta del mio complesso del padre è stato dunque il primo passo verso uno sviluppo psicologico, verso una forma di auto-guarigione.
Ho incrementato il potere di questa figura interiore che mi dava sostegno e autostima introiettando il comportamento e le caratteristiche del carattere del musicista che le rappresentava, anche con l’ascoltare ripetutamente le sue canzoni. Me ne sono lasciata contagiare. Ho lasciato che crescesse e si sviluppasse dentro di me. Ho percepito la proiezione da lui effettuata sui suoi ascoltatori, tramite le sue canzoni, del guaritore ferito di cui ha parlato Jung. Il guaritore, già attivatosi in lui ed espresso nella sua musica, ha attivato il mio. Ho contattato la mia parte maschile, sia quella che nel tempo mi aveva ferito e cercavo di perdonare, sia quella spirituale, deputata alla guarigione delle antiche ferite, che ho accresciuta tramite introiezione. Ho ampliato e dato voce al mio Animus.
Ho cercato di sviluppare la mia relazione con l’animus per accrescere le mie doti di determinazione, forza e focalizzazione.
Ho realizzato che la fantasia di fare un viaggio attraverso monti, valli, deserti e oasi sconosciute in compagnia della mia guida simboleggia un viaggio di individualizzazione, cioè quel processo per cui, secondo Jung, diventiamo noi stessi, unici. Questo viaggio è la realizzazione del nostro potenziale e del nostro destino. E’ un processo spirituale, di crescita e integrazione, di unità, armonia e pienezza. E’ la soluzione alle sofferenze provocate dai complessi ed è da sempre dentro di noi.

Alexia Meli
autrice di
La ricerca di se stessi

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