Ricordo del mio primo psicologo

"Precisely what do you find so provocative about me, Mr Golcz?"

Perchè dopo 25 anni mi ritorna in mente il dottor G. il mio primo psicologo?

“Tu mi vuoi congelare e farmi fare il tappo del tuo vuoto”…. si trattò di dipendenza dal mio psicoterapeuta…

Ultimamente, da quando soffro di anemia sideropenica, al mattino mi sveglio sempre da schifo. Mi gira la testa e ho un senso di vomito. Non riesco quasi mai a svegliarmi felice e a provare la gratitudine di un nuovo giorno, anche se vorrei con tutte le mie forze. Un mattino mi sveglio, male come sempre, e allora penso di fare meditazione e di vivere nel presente, cioè sentire cosa provavo in quel momento e prenderne atto, senza né giudizio né paura né desiderio di cambiarlo.

Quello che provo è un enorme senso di vuoto. “Cominciamo bene la giornata!”, penso. Ma tale è e devo accettare. Il mio vuoto è tale che mi sento di trovarmi sull’orlo di un baratro buio, immenso, infinito e io sono piccola nei suoi confronti e mi potrebbe inghiottire in un secondo. Ma tale è. “ Ecco il mio solito  baratro” mi dico “ Ormai dovrei essermi abituata. “ Mi fa paura, perché è buio e immenso, eppure ora non immagino di precipitarvi dentro ma di volarci dentro. Volare come una foglia e fluttuare, non precipitare. Rilassarmi e fluttuare e godermi il mio vuoto. Piano piano l’angoscia si calma e io mi alzo dal letto.

Ma perché mi alzo? Che cosa andrò a fare. Apparentemente ho diecimila cose da fare, ma nessuna di queste sembra  appartenermi, come se realmente mi importasse di due o tre cose, che non so neanche quali siano. O almeno una la so, dar da mangiare ai pesciolini nell’acquario e agli uccellini. Li hanno voluto i miei figli ma poi io ho dovuto badarci. Classico. Ma prendersi cura della vita degli altri è fondamentale.

Ancora l’angoscia mi stringe la pancia, chissà perché mi ritorna in mente il mio primo psicologo, all’età di venti anni, a cui come sempre sono arrivata quasi per caso, senza nessuna intenzionalità. Era carino, era giovane, biondino con gli occhi azzurri, e la barbetta castano chiaro da intellettuale. A parte il transfert, non vedo come avrei potuto non innamorarmene.

Il ricordo che mi sovviene all’improvviso è una delle sue frasi preferite: “Tu mi vuoi congelare e farmi fare il tappo del tuo vuoto”. Mi dava del tu ma pretendeva il Lei perché lui era il dottore.

Sebbene mi abbia fatto odiare l’intera branca della psicologia e per almeno quindici anni non avessi mai più letto un libro di Freud e Jung (anzi penso di aver regalato quelli che avevo…), è riuscito a farmi capire che non ci si deve aspettare che le persone riempiano il tuo vuoto interiore. Nessuno può farlo eppure tutti noi ci aspettiamo che qualcuno lo faccia.

Credevo di essere malata per via di questo vuoto eppure i poeti e letterati da sempre hanno parlano chiaro: tutti abbiamo questo senso di vuoto esistenziale, questa assenza di significato e questo bisogno di colmarlo perché tutti abbiamo paura del baratro.

Col mio vuoto da sempre ho imparato a familiarizzare e fin da bambina ho capito che niente ce la fa a riempirlo, quando mi viene l’angoscia l’unica è soffrire. Inginocchiarsi, piegarsi, arrendersi e pregare.

Arrendersi al proprio vuoto, niente altro.

Ma ancora dopo più di venti anni non capisco lui, Mr. G. il mio bel psicologo, e non so se mi ha aiutato o peggiorato.

Com’è naturale, dopo poco tempo ho fatto il transfert su di lui  e mi sono innamorata. Chiaro e lampante, innamorata pazza. Quando lo guardavo mi sembrava di immergermi nell’azzurro dei suoi occhi che divenivano grandi e profondi come l’intera stanza. Ogni suo sorriso era una immensa gioia, ogni corrugamento della sua fronte una coltellata. La sua barba e le sue mani che tenevano la penna in mano erano fonte di orgasmo. Tutto in lui era eccitante: la sua voce, le sue scarpe, le sue guance, la sua andatura…

Stare con lui è come raggiungere il paradiso. Sembra che ti ascolta, non solo, ti comprende!

Ti comprende ma…non del tutto. Fino a quando non capisce che mi sono innamorata di lui e lui no di me e per giustificare la cosa mi spiega che è “solo un transfert”.

Solo un transfert. Un pugno nello stomaco. Il baratro che si riapre sotto i tuoi piedi e la tua stabilità che vacilla.

Lui non da alcuna importanza alle mie emozioni quando gli dico ch mi sono innamorata di lui, perché dice Freud parla chiaro e io dovrei saperlo visto che leggo tanti libri suoi e mi piace la psicoanalisi, il paziente trasferisce sul suo medico la figura del genitore e si relaziona con lui come si relazionava col genitore.

Da li la sua solita frase :”Tu vuoi congelarmi e farmi fare il tappo del tuo vuoto interiore.”

Questo perché gli ho confessato le mie più profonde fantasie sessuali. Mettiamo che gli abbia confessato che desidero essere frustata e poi posseduta, non gli ho certo imposto di farlo!

Ok era inesperto, ammettiamolo.

Mettiamo che ho trascorso diversi mesi nel tentativo di sedurlo, baciarlo, convincerlo che lui per me non era solo un tappabuchi ossia una compensazione di una mancanza, che va bene il transfert ma lui non poteva dire che il mio amore non fosse vero! Non poteva negare il mio amore per lui e dire che era irreale e illusorio perché frutto di un transfert.

Diamine ho cercato in tutti i modi di conquistarlo: presentandomi  con una minigonna mozzafiato o al contrario non depilandomi affatto, offendendolo dicendogli che era gay o che non capiva un cazzo, con la dolcezza e con l’arroganza. E lui niente, sempre a dirmi che tanto era un transfert e lui un tappabuchi per me.

Bene alla fine l’ho mandato a quel paese, gli ho detto proprio vaffanculo, e anche se dopo mi sono scusata, lì è finita la nostra relazione.

Che ancora non saprei definire se utile o inutile ma in seguito a questa delusione come detto prima ho odiato ogni forma di psicologia e ho deciso che è una scienza che non serve a nulla. Gli psicologi sono scostanti e antipatici e non capiscono niente. Freud era un maniaco e un nevrotico e  tutti quelli che lo ritenevano un pervertito avevano ragione come pure tutti coloro che consideravano Jung un pazzo tossicodipendente.

Una cosa è certa. Mi sono guardata bene dall’innamorarmi troppo di qualsiasi altra persona per paura che mi venisse rivolta l’accusa di costringerli a fare da tappo al mio vuoto.

Costringerli cioè a essere ciò che mi aspetto da loro e non accettare l’idea che gli altri possono non essere quello che tu speri o desideri o che in un primo momento avevi pensato che fossero.

E lì mr. G aveva ragione. Intestardendomi nel costringerlo a cedere a me io dimostravo di volerlo a tutti i costi perché mi era insopportabile l’idea di non averlo, cioè non avere l’oggetto desiderato, l’oggetto libidico, altrimenti quello che avrei sperimentato era quel senso di vuoto di cui avevo così terrore e che mi causava angoscia…

mr. G aveva ragione. Cercando di farlo innamorare a tutti i costi sicuramente mettevo in atto tutte le tecniche usate con il mio genitore che a parer mio non mi amava abbastanza, non voleva essere mio…

Se tu non mi ami io non sono niente, io non esisto. Mr G voleva dirmi che non potevo costringerlo ad amarmi in modo da accorgermi della mia stessa esistenza. Non poteva amarmi solo per colmare la mia angoscia. In poche parole, non poteva amarmi e venire a letto con me solo perché così io non avrei sofferto! Giustissimo.

Non è un cioccolatino, un vestito da comprare, una sigaretta da fumare quando ti senti quel senso di vuoto arrivare…Eppure invece io lo consideravo così, me ne rendo conto.

In pratica il suo discorso era chiaro:Se non ti amo non ti amo, devi saperlo accettare” Amen.

Giusto! Devo sapere confrontarmi con il vuoto, la mancanza, la negazione, l’impossibilità di avere l’oggetto desiderato e saperlo accettare. Accettare e andare avanti.

Ok, fin qui c’è riuscito un pochino ad aiutarmi.

Questo transfert è stato un tipico esempio, a mio parere. Quello che ho detto a lui, anche le parolacce e le accuse, l’avrei dovuto dire a mio padre e invece ha dovuto subirle lui. L’ambivalenza era chiara. Amore e desiderio e passione e eccitazione e tutto e al suo rifiuto: lo stupore, la delusione, l’amarezza, la rabbia e le accuse. Lei è gay, lei è stronzo, lei è pazzo, lei non mi capisce perché non capisce niente. Vaffanculo Freud. La psicoanalisi è inutile.

Ma non era perché non veniva a letto con me che mi faceva impazzire di rabbia. La sua lontananza mi faceva soffrire, era nata una vera dipendenza. Quando una settimana saltava perché lui stava male io mi sentivo morire, non parliamo delle vacanze estive! quello per cui più soffrivo però era la coscienza della dipendenza e il fatto che io avevo bisogno di lui e lui non aveva bisogno di me. Io mi sentivo stupidissima e meschina a mendicare il suo amore, quando era chiaro che spesso lui non aveva neanche voglia di vedermi! Ero gelosa delle altre sue pazienti perché quando uscivano lui sorrideva loro invece quando vedeva me aveva la faccia da mal di pancia.

Però quello che non sono mai riuscita a fargli capire è che non mi angosciava tanto l’idea che lui non ricambiasse il mio amore, e che avrei potuto facilmente evitare di fargli fare il tappo del vuoto vista la mia cultura democratica, ma quanto che negasse la realtà stessa del mio amore con la frase “E’ solo un transfert”

Questo no, non l’ho mai accettato.

Tante volte mi sono innamorata di musicisti, scrittori, psicologi e va bene lo capivo da me stessa, dal modo improvviso e totale con cui mi si annebbiava la vista solamente a vederli, che stavo effettuando un transfert su di loro. Resta il fatto che li amavo veramente per la loro musica e per i loro libri, amavo loro e non altri, semplicemente perché da loro mi sentivo capita. Loro potevano vedermi. Era come se mi dicessero :”Io ti vedo”

Vedo come sei fatta dentro, nel bene e nel male. E se qualcuno ti vede te ne innamori. Ma quel qualcuno può non essere in grado di sostenere questo amore, perché è imbarazzante, è sposato, ha trenta anni più di te o venti di meno, perché ha paura di essere troppo importante per te e diventare quello da cui dipende la tua salvezza. Quindi ho imparato ad evitare il trasfert su persone reali. Su persone reali ma lontane o morte ha quel carattere masturbatorio che  va benissimo e non nuoce a nessuno, a parte il fatto che se la relazione fosse vera sarebbe magnifico.

Mr G non ha capito solo una cosa, che io ho bisogno di un Maestro, uno con una coscienza superiore. Uno di cui ti innamori a tutti i livelli, e va bene, ma che pur non innamorandosi di te ti aiuta a imparare a confrontarsi col vuoto e a non avere paura, ad essere libero, indipendente, forte, al suo livello.

Il sesso è  una cosa da niente in confronto a tutti gli altri bisogni che si attivano con il transfert.

Se io vedo il mio psicologo come mio padre mi aspetto che soddisfi i miei bisogni e molto spesso il bisogno più grande è che mi veda per quello che sono e che mi aiuti a crescere e svilupparmi.

Mr G. invece col dirmi che ero borderline non ha fatto altro che confermare il comportamento del mio genitore. Non ha visto il mio amore, l’ha negato, minimalizzato, travisato, superficializzato. Ne ha avuto paura, si è sentito addosso un incarico molto grande. “Io non sono un guru!”

Ha confermato quello che era il messaggio che io bambina sentivo provenirmi da mio padre: “Tu sei pazza” Tu ti crei i tuoi fantasmi, vedi cose che non sono vere, desideri cose impossibili. Tu sogni, immagini, fantastichi. Quale amore, è solo un amore illusorio, un transfert!

E’ così che poi dopo venticinque anni qualcuno mi ha messo tra le mani un libro di Freud. Io l’ho riletto e ho capito. Il fatto di non sentirmi compresa del mio amore, di essere accusata di immaginare cose e farmi seghe mentali, era un momento del transfert stesso. Questa è in realtà la cosa che più mi ha fatto soffrire dei miei: non tanto che non mi abbiano amato, ma che non abbiano visto il mio amore. Questa la paura più grande, di essere considerata pazza, di avere una realtà interiore che non c’è. Che il mio amore veniva negato. “Tu fai la monella perché non mi vuoi bene” e da qui nasce l’affannarsi inutile di una vita per dimostrare che invece tu gli vuoi bene!

Che poi, è una mia proiezione. Sono io che non  ho visto il loro amore. Io che non li “ho visti”, io che non accettavo di essere il tappo del loro vuoto, io che non accettavo di essere conformata al loro modello, come pure, questa è la cosa più bella della psicologia che ogni cosa è ambivalente, io ho cercato di modellarli ai miei bisogni, io li ho cristallizzati e desiderati come il tappo dei miei bisogni, io non li ho capiti e non li ho amati.

Ciò che mi faceva impazzire, mr  G dovevi capirlo, era che dicendo è solo un transfert mi davi della pazza psicotica e confermavi in un certo senso quello che di me pensavano i miei, che ero capricciosa, pazza, che il mio amore non era vero perché se li avessi amati veramente mi sarei comportata in altro modo, che vivevo nel mondo dei sogni e delle fantasie. Il che poi diventò vero: tutto un mondo compensatorio e masturbatorio di ideali dell’Io, oggetti libidici che guardo solo in fotografia come le donnine nude dei camionisti.

A venticinque anni di distanza, mr G. ti ho perdonato? Di sicuro mi sono riaccorta di non aver mai smesso di amare Freud Jung e la psicoanalisi!

E adesso anche la psicosintesi 🙂

Alexia Meli

 

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