Quali bisogni si nascondono dietro il cosiddetto S&M o sadomasochismo?

sadomasochism

E’ un fenomeno che sta prendendo piede sempre più nella cultura occidentale e che, come spesso accade, spinge molti giovani a provarlo per curiosità, alla ricerca di emozioni forti e diverse. Alcune mode si diffondono a volte per noi incomprensibilmente, eppure non dobbiamo stare a guardarle con distacco e giudicarle con la nostra morale, ma sforzarci di vedere quello che c’è dietro.

Quali bisogni si nascondono dietro il cosiddetto S&M o sadomasochismo? Perché la sofferenza ci attrae?

I termini “sadismo” e “masochismo” derivano dai nomi del “marchese de Sade” e Leopold von Sacher-Masoch, a causa dei contenuti delle loro opere. Nel 1843 l’ungarese Heinrich Kaan pubblica “Psicopatia sessuale” nel quale converte il concetto di peccato della religione cristiana in diagnosi medica. Tramite il suo lavoro termini come “perversione”, aberrazione, deviazione entrano a far parte della terminologia del linguaggio medico. Nel 1890, lo psichiatra tedesco Richard von Krafft Ebing introduce i termini sadismo e masochismo alla comunità medica con il suo lavoro “Nuove ricerche nel campo della Psicopatia sessuale”

Nel 1905, nel suo lavoro “Tre saggi sulla teoria sessuale” Sigmund Freud descrive il sadismo e il masochismo come disagi causati da uno sviluppo incompleto della psiche del bambino. Nel 1913 lo psicoanalista Isidor Isaak Sadger conia il termine sado-masochismo.

La comunità sadomasochista da sempre si è ribellata agli stereotipi negativi che implicano chiare connotazioni patologiche.

“Dominazione” e “sottomissione” implicano un insieme di comportamenti, abitudini e rituali successivi all’accettazione volontaria, da parte di un individuo, di subire il controllo da parte di un partner, nel contesto dell’attività sessuale o anche nella vita quotidiana. Il dominante richiede certe forme di comportamento dal sottomesso. Il contravvenire alle regole, reale o creato nella finzione, “costringe” il dominante ad infliggere al sottomesso disubbidiente una “punizione”. Questa può essere una punizione fisica che causa dolore, oppure una umiliazione psicologica o una restrizione della libertà, come essere legati con catene ai piedi del letto. Il sadico, dominante o top, prova piacere nell’infliggere dolore e umiliazione ad un’altra persona. Il masochista, sottomesso o bottom, prova piacere nel ricevere dolore e umiliazione. Da precisare che questo si limita alla scena tra i due partner,che significa che il masochista non ama essere umiliato da chiunque per esempio in ambito lavorativo o altre situazioni della vita quotidiana.

Innanzitutto bisogna distinguere questa forma di sadomasochismo dal sadismo patologico. A questa pratica sessuale si riferiva Freud definendola una perversione a tutti gli effetti, in cui certi individui hanno una compulsione ad essere analmente abusati o inginocchiarsi e leccare un pene o un oggetto che ne è simbolo perché sono bloccati in un atteggiamento sessuale che hanno in qualche modo sperimentato da piccoli con un genitore. C’è da riflettere sul significato dato da Freud alla parola perversione. Mentre nella nostra società viene associato a connotazioni negative e dispregiative, Freud si focalizza maggiormente sulla sofferenza dell’individuo “costretto” dal suo inconscio a ripetere un atto o ad assumere un atteggiamento apparentemente non voluto.

Senza dubbio come lo intendeva Freud, il concetto di perversione era libero dal giudizio morale che assume il termine nel linguaggio comune. Infatti definì perversione semplicemente ogni forma di comportamento sessuale che si differenziava dalla “norma” del rapporto genitale eterosessuale, laddove normale significa solo più comune. Egli stesso aggiunge però che ogni bambino ha una forma di perversità polimorfa, cioè può provare piacere con ogni parte del suo corpo, e solo l’educazione lo indirizza verso la forma di sessualità genitale.

Nel “gioco di ruolo” sadomasochista che prenderemo in considerazione le parti sono entrambe consenzienti e i termini del gioco vengono stabiliti preventivamente, prima dell’inizio della relazione. Questo si traduce in un vero e proprio patto che viene vissuto da entrambe le parti come una dimostrazione di amore. Nel sadismo del linguaggio colloquiale non c’è nessun patto, una parte trova soddisfazione nell’umiliare un’altra parte che non è affatto consenziente e il masochista dal canto suo è un disgraziato privo di autostima o pieno di sensi di colpa. Ammetteremo che in questi due atteggiamenti si può ravvisare un tantino di patologia…Se prendiamo in esame la radice del termine stesso pathos, la patologia indica una sofferenza dell’individuo e anche laddove c’è un conflitto o una costrizione interiore c’è una sofferenza.

Lo psicologo Baumeister, professore alla Case Western Reserve University, che nella sua carriera si è occupato molto dello studio del sé e dell’identità, attraverso l’analisi di lettere alla rivista sexy Variations inviate da praticanti tecniche sadomasochiste, arrivò alla conclusione che il sadomasochismo è una serie di tecniche che aiutano le persone a perdere temporaneamente la propria normale identità e che questo è particolarmente utile in una società competitiva come la nostra che crea molto stress per la necessità di confermare continuamente le aspettative che ci vengono addossate sia dagli altri che da noi stessi. Il sadomasochismo è dunque un modo di scaricare stress.

Nel rapporto sadomasochista la sofferenza si trasforma in piacere, o comunque entrambi sono intimamente connessi. Infatti sembra che il dolore sia capace di far rilasciare endorfine che provocherebbero nel sottomesso una specie di “high” o di orgasmo. Entrambi, dominante e sottomesso, entrerebbero in uno stato di benessere simile al trance.

Cosa c’è dietro questo bisogno di arrendersi e dichiararsi schiavo, accettando dolore fisico e umiliazioni?

C’è il bisogno di ripetere un comportamento sessuale appreso nell’infanzia e in qualche modo legato all’amore di un genitore? C’è un modo di sballarsi, di provare stati di “high” per scaricare lo stress? Entrambi, ma forse si può guardare il fenomeno da una prospettiva ancora più ampia.

Il masochismo è la condizione di sottomettersi pienamente ad una esperienza, una condizione che non è facilmente accettabile nella società occidentale, così fortemente egocentrica, razionale e competitiva. Arrendersi, sottomettersi ad un altro non sono visti come dei buoni valori. Ma è proprio la sopravvalutazione dell’ego che spinge un individuo a cercare modi in cui può sperimentare il contrario dell’egocentrismo, l’abbandonarsi a qualcosa di superiore, il lasciarsi andare, il sentirsi debole e piccolo. Forse per questo il sadomasochismo si diffonde proprio negli Stati Uniti, in cui predomina la cultura della forza, dell’ego che vince sulle forze oscure. Forse il diffondersi del sadomasochismo esprime il bisogno di abbandonarsi alla debolezza e al mistero, di una minore razionalità, di accedere a una dimensione psichica più completa.

Psicoterapeuti come il dottor Max McDowell, psicoanalista junghiano che opera a New York, confessano di rimanere stupiti seppure attratti dalla quantità sempre crescente di pazienti che rivelano di praticare rapporti sessuali sadomasochistici.

Sempre più spesso uomini, seppure cresciuti in una cultura maschilista come la nostra, che esalta le doti prettamente maschili dell’assertività e del comando, esprimono il bisogno di liberarsi di queste qualità e piuttosto sottomettere la propria volontà a una donna forte e dominante, accettando di subire il suo controllo, eventualmente anche le sue umiliazioni e le sue torture.

Coloro che nel rapporto sono sottomessi riferiscono di vivere in questo modo l’esperienza della libertà e dell’espansione del sé, dovuti al lasciarsi andare e abbassare le proprie barriere difensive. Stati emotivi simili all’estasi, liberazione del sé più profondo, riscoperta di se stessi, della propria identità, dell’unione con gli altri esseri viventi. Emozioni e stati di coscienza per la nostra cultura legati a racconti religiosi, a conversioni mistiche, non al sesso e tantomeno al dolore. Eppure proprio il dolore nel rapporto sadomasochista può portare all’estasi mistica.

Cosa c’è allora dietro il bisogno di essere “ridotto in schiavitù” da un partner dominante? Forse il grande bisogno di una parte nascosta della personalità che preme per venire alla luce. Il partner è colui o colei che aiuta con la costrizione ad arrendersi. Arrendersi è uscire dai propri limiti, dai limiti dell’Io. Un partner attento sa fino a che punto può spingersi. E’ lo stesso lavoro richiesto ad uno psicoanalista, a un prete, ad un maestro di meditazione, a un guru. Cosa esprimono certe fantasie di essere violentati o comunque essere sottoposti ad atti sessuali con la forza? Spesso sono solo fantasie di cui ci si vergogna. Non gradiremmo subire violenze nella realtà, eppure le fantasie sono il linguaggio dell’inconscio. Possiamo leggerle in vari modi, ricondurle ad atteggiamenti appresi durante l’infanzia, o ricondurle a una richiesta di aiuto. C’è il bisogno di arrendersi, di riconoscere i propri limiti, di affidarsi a qualcuno capace di ridimensionare l’Ego dell’altro imponendogli la sua volontà. C’è il bisogno di essere trovato, riconosciuto, penetrato fin nel profondo, di donare il proprio tesoro interiore, di venire alla luce, di essere aiutato a nascere, di essere se stesso.

Lo psicoanalista che meglio si presta per la comprensione del sadomasochismo è forse Carl Jung. Questi ha sviluppato il concetto di “ombra”. La parte per lo più inconscia della psiche è il canale per arrivare agli elementi più profondi ed elementari della psiche stessa. L’ombra non è qualcosa di cui vergognarsi ma è comunque quella parte di sé che l’Ego non vuole vedere. Scendendo attraverso questo tunnel, spezzando le difese dell’Ego un individuo si sente degradato. Di solito l’Ego vuole assoggettare l’ombra alla sua dominazione e negarla. Accettare l’ombra, invece, produce il sentimento della piena consapevolezza di sé e di pienezza della vita. Nell’ombra ci sono aspetti negati dall’ego che non sono solo quelli considerati “negativi” dalla società, ad esempio la forza ma anche il suo opposto la debolezza, l’orrore e la bellezza, il potere e l’impotenza, la saggezza e la credulità. Sperimentare la propria ombra è umiliante e spesso spaventoso e produce sofferenza, dolore, umiliazione e senso di impotenza.

Decidere di vivere una relazione sadomasochista è in un certo senso decidere di incontrare la propria ombra. Il risultato anche se può sembrare assurdo è il raggiungimento di una vita interiore più profonda, maggiore consapevolezza e accettazione di sé e del mondo e una vita più autentica.

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