Cuore: rapporto tra emozione e malattia

Esiste un rapporto tra emozione e malattia cardiovascolare?

Uno studio condotto su studenti dell’università di Harvard ha dimostrato l’importanza dell’affetto dei genitori nello sviluppo di malattie del cuore.

Ad un certo gruppo di giovani studenti è stato chiesto se i loro genitori erano affettuosi. Dopo 42 anni sono stati ricontattati e i risultati ottenuti dal nuovo test sono realmente significativi.

A 65 anni, il 93% dei giovani che avevano risposto di non avere nessun genitore affettuoso soffriva di patologie cardiache di una certa gravità.

Lo stress dovuto all’isolamento e alla mancanza di sintonia con la famiglia è uno dei principali fattori di rischio per lo sviluppo di cardiopatie.

Se si prende una singola cellula cardiaca e la si pone in una capsula di Petri, si vedrà che essa pulsa al suo proprio ritmo. Se posta vicino ad un’altra cellula di cuore esse cominciano a pulsare all’unisono, senza alcun comando proveniente dal cervello.

Pressione arteriosa bassa

Una persona con la pressione troppo bassa (ipotonica) non cerca di imporsi, ma evita tutte le resistenze.  Non arriva mai fino al limite massimo. Se si imbatte in una situazione di conflitto si ritira rapidamente, come si ritira il suo sangue, a volte fino a farla svenire. Nello svenimento si ritira dalla coscienza per rifugiarsi nell’inconscio.

L’ipotonico non sopporta letteralmente niente: non regge ai problemi, non si assume responsabilità per nessuno, gli manca la fermezza.

L’anemia

Spesso nell’ipotonico troviamo anche le caratteristiche dell’anemico, che in genere manca di ferro nel sangue.

L’anemia  turba la trasformazione dell’energia cosmica (Prana), che noi assumiamo con l’aria, in energia corporea (sangue). L’anemia indica il rifiuto di far propria la parte di energia vitale per trasformarla in forza d’azione. Anche in questi casi la malattia diventa un alibi per la propria passività. Manca la forza che è indispensabile per agire.

La pressione alta

La pressione sanguigna aumenta già se una persona in colloquio si avvicina a una situazione di conflitto, e cala se la persona in questione viene spontaneamente a parlare del conflitto e verbalizza quindi il suo problema.

Se la pressione aumenta con la sola immaginazione dell’azione, senza che questa azione pensata sia mai trasformata in attività motoria e così scaricata, si arriva letteralmente a una ” pressione continua “. La persona in questo caso produce con la sua immaginazione un’eccitazione durevole e il sistema sanguigno ne fruisce nella sola aspettativa che si arrivi a una trasformazione del pensiero in azione. Se l’azione manca, la persona sta sotto pressione.

L’ipertonico si mantiene sempre nelle vicinanze di un conflitto senza arrivare a una soluzione. È vicino al conflitto, ma non lo affronta. La pressione alterata si spiega fisiologicamente proprio nel fatto che si fornisce rapidamente più energia per poter risolvere meglio e più energicamente futuri compiti e conflitti. Se questo avviene, viene consumata l’energia eccedente e la pressione torna ai valori normali.

L’ipertonico però non risolve i suoi problemi e l’energia in eccedenza non viene consumata. Anzi si rivolge a fatti esteriori e cerca di deviare in questo modo l’attenzione che avrebbe dovuto rivolgere al conflitto.

La fuga dai conflitti

Vediamo così che sia l’ipotonico che l’ipertonico evitano i conflitti, però con tattiche diverse.

L’ipotonico sfugge il conflitto rifugiandosi nell’inconscio, l’ipertonico devia dal conflitto l’attenzione sua e di chi gli sta accanto, sviluppando in altre direzioni un’eccessiva attività e un superdinamismo. Si rifugia nell’azione.

La pressione alta è inoltre un indizio di aggressività repressa. L’ostilità rimane limitata al livello immaginativo e così l’energia prevista e messa in movimento non viene scaricata in azione. Noi chiamiamo questo atteggiamento autocontrollo.

L’impulso aggressivo porta alla pressione alta, l’autocontrollo alla contrazione dei vasi sanguigni. In questo modo si può tenere sotto controllo la pressione.

Pressione del sangue e contropressione delle pareti dei vasi portano alla pressione alta. Questo atteggiamento di aggressività controllata sfocia nell’infarto.

L’ipertonico è una persona che ha una sua aggressività, però la trattiene con l’autocontrollo. Questo fiocco di energia aggressiva si scarica nell’infarto cardiaco, che spezza il cuore.

L’infarto cardiaco è la somma di tutte le emozioni non espresse, dei sentimenti non manifestati. Ma attenzione, solo un cuore “duro” può spezzarsi!

Il ritmo cardiaco e l’emozione

Il ritmo cardiaco assomiglia al ritmo del respiro, ma quest’ultimo è più suscettibile di influenzamento volontario. Il battito cardiaco è un ritmo armonico, con un ordine severo. Se nei cosiddetti disturbi del ritmo il cuore improvvisamente si inceppa o galoppa, è avvenuta una deviazione dal normale equilibrio.

Se osserviamo i molti modi di dire in cui ricorre il cuore, ci rendiamo conto che esso è sempre in rapporto con situazioni emozionali.

Le molte formulazioni in cui ricorre il cuore ci mostrano che ciò che distoglie il cuore dal suo ritmo abituale è sempre un’emozione. Può essere la paura che fa correre il cuore all’impazzata o lo fa quasi fermare, o la gioia, oppure l’amore che accelerano tanto il ritmo cardiaco che si sente battere il cuore fino in gola.

Nei disturbi del ritmo cardiaco avviene la stessa cosa: soltanto che non si nota l’emozione corrispondente. I disturbi del ritmo cardiaco colpiscono le persone che non permettono al loro equilibrio di farsi smuovere da “nessuna emozione “. La persona si attiene alla ragione e alle norme e non è disponibile a farsi distogliere dal suo ritmo né da sentimenti né da emozioni. Non vuole turbare l’equilibrio armonico della propria vita in alcun modo. Però in questi casi le emozioni si somatizzano e il cuore comincia a dar dei pensieri. Il battito cardiaco fa i capricci e costringe in questo modo la persona a dare finalmente ascolto al proprio cuore.

I sintomi cardiaci costringono l’uomo a dare di nuovo ascolto al proprio cuore.

Quando si dice “il cuore mi parlava”

Ci sono nuovi studi che suggeriscono che il campo elettromagnetico del cuore è direttamente coinvolto nella percezione intuitiva, attraverso il suo collegamento ad un campo di informazioni energetiche al di fuori dei confini di spazio e tempo.

 

Sia il cuore che il cervello ricevono e rispondono a informazioni di un evento futuro prima che l’evento si verifichi. Ma il cuore sembra ricevere tali informazioni “intuitive” prima del cervello. Questo suggerisce che il campo del cuore può essere collegato a un campo energetico più sottile che contiene le informazioni sugli oggetti e gli eventi remoti nello spazio o avanti nel tempo.

Il quarto chakra, quello del cuore

Sappiamo che i  chakra sono i centri elettromagnetici del corpo che si occupano degli scambi energetici con l’ambiente. Il pensiero è collegato ai chakra più alti, quelli della gola, fronte e corona governati dal campo magnetico del cervello.

Gli impulsi sono collegati ai primi tre chakra. Radici, sessualità e plesso solare rispondono al campo elettromagnetico delle viscere, il cosiddeto cervello intestinale.

Il quarto chakra, quello del cuore, costituisce il punto di incontro, la congiunzione delle energie provenienti dall’alto con quelle provenienti dal basso. Spirito e corpo, pensiero e percezione si sintetizzano nel cuore.

Nel cuore avviene la sintesi tra l’intelletto-volontà e le emozioni e le sensazioni del corpo.

La guarigione del chakra del cuore

Tutti gli altri Chakra dipendono dal quarto, poiché il cuore è considerato la sede dello spirito e il centro da cui nascono tutte le emozioni umanein particolare l’amore.

La guarigione del chakra del cuore (Anahata Chakra) potrebbe essere necessaria quando il chakra del cuore è chiuso e le sue energie sono bloccate o sbilanciate.

L’energia di questo chakra è associata con l’amore, la gioia, la compassione ma anche con la rabbia, la passione e la tristezza. E’ considerato la porta d’accesso dell’anima. Ogni forma d’amore ha origine qui, sia che si tratti dell’amore nei confronti di un’altra persona, che dell’amore incondizionato che ci lega all’universo.

Quando questa energia non fluisce si possono manifestare vari disagi sia a livello fisico che psichico. Si possono manifestare problemi nei polmoni, e nel cuore. Ipertensione, problemi respiratori, infezioni polmonari, bronchiti.

A livello emotivo i sentimenti prevalenti sono solitudine e vergogna, impossibilità a perdonare e a comprendere gli altri, disperazione, ansia e paura.

Il blocco del chakra del cuore può essere causato principalmente dalla repressione di sentimenti e emozioni o dall’eccessivo rimuginamento di eventi stressanti passati e di emozioni negative.

Qualunque punto di vista si osservi, occorre imparare a vivere nel presente ed accettare e lasciare che sia.

fonti:

Malattia e destino-Il valore e il messaggio della malattia

Thorwald Dethlefsen e Rudiger Dahlke

http://omnama.it/quarto-chakra-cuore

http://www.chakras.info/heart-chakra/

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