L’influenza del viaggio interiore di Jung sulla musica psichedelica

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L’influenza del viaggio pseudopsichedelico di Jung e del suo concetto di ombra e follia sull’arte psichedelica, in particolare la musica dei Pink Floyd.
Uno dei fondatori della psicologia transpersonale, lo psichiatra Stanislav Grof, divenne noto agli esordi per i suoi studi sull’LSD e i suoi effetti sulla psiche, e una sorta di terapia psichedelica che tramite l’uso di droghe consentisse al paziente di rivivere e superare traumi fetali e infantili. I suoi esperimenti avvenivano in un laboratorio governativo di Praga, capitale dell’allora comunista Cecoslovacchia. Negli anni 50 Grof conduceva le sue ricerche sugli stati non ordinari di coscienza, sperimentando egli stesso, insieme ai suoi colleghi, gli effetti dell’LSD sulla psiche. Grof veniva lasciato, dopo aver assunto una dose di LSD, in una stanza buia con una luce stroboscopica oscillante con frequenze varie, a volte frenetiche. Questa combinazione di droga e luce evocò in Grof una esperienza mistica così potente da cambiare radicalmente la sua carriera. Il suo interesse professionale si rivolse quasi esclusivamente al potere trasformativo ed evolutivo degli stati di coscienza non ordinari. Negli anni 60 Stanislav Grof conobbe Abraham Maslow, fondatore della psicologia umanistica. La psicologia di Freud era limitata alla sfera dell’individuo, mentre Maslow e Grof esprimevano l’interesse nelle filosofie orientali e nelle tradizioni mistiche e la necessità che la psicologia comprendesse anche studi su stati mistici, coscienza cosmica, esperienze psichedeliche, esperienze religiose, artistiche, fenomeni paranormali.


In virtù della sua straordinaria esperienza di confronto con l’inconscio e la sua sensibilità mistica, Jung divenne un punto di riferimento per Maslow e Grof e per tutti coloro che desideravano un’ispirazione per la loro arte. Anche Stanislav Grof, trovò nella psicologia di Jung, specialmente nella teoria dell’inconscio collettivo e degli archetipi, una forte corrispondenza alle esperienze psichedeliche che egli stesso aveva raccolto nelle sue intense investigazioni. Maslow e Grof erano convinti che questo mondo archetipico fosse accessibile a tutti, attraverso stati alterati o non ordinari di coscienza, come quelli indotti dagli psichedelici.
Jung sapeva che le sue stesse esplorazioni erano fuori dalla psichiatria ortodossa. Nella sua personale ricerca all’interno della sua stessa psiche aveva usato metodi investigativi ai limiti della psicologia convenzionale.
Jung era aperto all’irrazionale e al misterioso, a quello che si nasconde dietro la logica e la razionalità, riconoscendo il potere di un mondo oscuro e smisurato che si sviluppa al di là della nostra comprensione e del nostro controllo. Infatti per Jung l’intelletto non può mai afferrare la psiche in tutta la sua interezza. Egli stesso si era confrontato con il suo inconscio, come con un fiume magmatico che lo investiva dal profondo.
Quelli che negli anni sessanta e settanta avevano ritrovato le loro esperienze con le droghe psichedeliche negli scritti di Jung, avevano supposto che lui stesso avesse provato droghe psichedeliche. Era stato in contatto con Kurt Beringer, ricercatore della mescalina, quindi avrebbe potuto provare la mescalina già negli anni 20, o forse aveva conosciuto gli effetti dei peyote quando era stato nel Nuovo Messico con i Pellerossa. I dipinti del libro rosso, inoltre, potrebbero essere esempi ideali di arte psichedelica, sia nei temi che nella raffigurazione.
Jung però aveva sempre negato l’uso di sostanze psichedeliche né le consigliò mai ad altri, anzi mise in discussione l’utilità dei psichedelici per la crescita personale e si oppose decisamente al loro uso terapeutico. Riconosceva che forse le sostanze psichedeliche potevano essere in grado di aprire le porte degli stessi sconosciuti reami dell’inconscio che egli aveva coraggiosamente esplorato con le sue tecniche meditative ed immaginative, ma non ne riconosceva il carattere terapeutico e trasformativo.
Jung ha portato al massimo livello la necessità del viaggio interiore, della ricerca di sé, della conoscenza delle parti sconosciute del proprio essere. La vita stessa è un viaggio, un processo di individuazione nel quale l’individuo si scopre come unico ma facente parte di un tutto. Evidente è l’influenza di tutto il suo lavoro sulle nuove generazioni, fino alla nascita del movimento hippie, la musica e l’arte psichedelica e il new age.
Una delle idée fondamentali della psichedelia era che l’esplorazione tramite droghe non fosse fine a se stessa ma che conducesse all’integrazione e al cambiamento. Infatti le intuizioni e le visioni durante gli stati alterati della coscienza avrebbero potuto condurre a cambiamenti concreti nella vita di ogni giorno.
Il termine psichedelico (dal greco: ψυχή, psyché, “anima” e δηλῶ., dēlô, “rivelo”) si riferisce alle esperienze di alterazione della coscienza causate da allucinogeni e altri stupefacenti e intese spesso come un affiorare, attraverso la modifica della percezione, di livelli profondi e altrimenti nascosti della psiche. (wikipedia) Psichedelico indica anche la categoria di stupefacenti (LSD, mescalina, psilocibina, DMT) con spiccati effetti psicoattivi, con la capacità di espandere la coscienza e causare alterazioni sensoriali. Psichedelico descrive inoltre un tipo di arte associata agli anni sessanta e alla cultura hippie. Il significato dei termini greci che lo compongono, “rivelazione dell’anima”, è piuttosto importante.

L’invenzione dell’espressione “rock psichedelico” viene invece solitamente ricondotta ai 13th Floor Elevators, che nel 1966 pubblicarono un album dal titolo The Psychedelic Sounds of the 13th Floor Elevators. Fondamentale il contributo dato da gruppi come i Pink Floyd che hanno portato questo genere ad elevati livelli di perfezione stilistica.
L’arte psichedelica, che si esprimeva soprattutto con poster di concerti e copertine di album, murales, fumetti, cinema e moda, era caratterizzata dall’uso di colori contrastanti, ripetizione di motivi geometrici come cerchi e spirali, disegni caleidoscopici, oggetti surreali e metafisici, stilizzazione di dettagli, collage.
Ma in realtà tutti i tentativi di rappresentare in modo artistico il mondo interiore della psiche possono essere considerati psichedelici, perché appunto il significato originale della parola è di “rivelare” o lasciar vedere la psiche.
L’espressione più importante dell’arte psichedelica si è avuta nel campo della musica.
Il rock psichedelico era in genere concepito come musica suonata sotto l’influsso di sostanze stupefacenti e da ascoltare in una analoga condizione. Il presupposto filosofico era che l’uguale condizione del musicista e dell’ascoltatore consentisse una comunicazione artistica a un livello particolarmente profondo, altrimenti irraggiungibile.
Alcuni musicisti inoltre attribuivano fondamentale importanza a piante psicotrope come il peyote perché associate ad antiche tradizioni sciamaniche dei nativi americani che gli conferivano un carattere di “spiritualità”.
Il panorama rock psichedelico è piuttosto eterogeneo. Per rappresentare musicalmente gli stati di alterazione della coscienza alcuni artisti si sono avvalsi dell’uso di suoni insoliti, effetti sonori, registrazioni riprodotte a velocità modificata, voci, rumori. I testi dei brani descrivono spesso sogni, visioni o allucinazioni. I brani presentavano spesso lunghe sezioni strumentali, molte volte registrate dal vivo sotto l’influsso di sostanze.
I primi esempi di musica con evidenti riferimenti a esperienze allucinatorie legate all’uso di acido o sostanza simili si possono ricondurre all’opera di Bob Dylan e dei Byrds nei primi anni ’60.
Il fenomeno esplose nella prima metà del decennio soprattutto nella scena folk statunitense, con artisti come i Grateful Dead, celebri per il ritmo ipnotico delle loro performance dal vivo sotto l’influsso di LSD, e per l’uso di illuminazioni di scena speciali. Altre band influenti dello stesso periodo (a partire dal 1966) sono i Jefferson Airplane e i Doors.
L’Exploding Plastic Inevitable fu uno degli spettacoli d’arte più importanti e rappresentativi degli anni sessanta, un mix di Pop art, psichedelia e cultura underground, creato e presieduto dal noto artista Andy Warhol. Esordì nel 1966 a Los Angeles e comprendeva proiezioni di film underground, danze sadomaso di ballerini, luci stroboscopiche che insieme all’ LSd e alla musica dei Velvet Underground, contribuivano a creare l’alterazione della coscienza, o quello che generazioni future chiameranno “sballo”.

Contemporaneamente alla scena americana, anche il Regno Unito conobbe una rapida diffusione di musica psichedelica a partire dalla metà degli anni ’60. Altri grandi gruppi come i Pink Floyd iniziavano il percorso che li avrebbe portati a diventare predominanti nella scena del rock psichedelico. Anche i Beatles portarono questa tendenza al centro dell’attenzione con l’album Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band del 1967.
La psichedelia iniziò ad emergere anche con band blues-rock come i Led Zeppelin o con artisti come Jimi Hendrix e Syd Barrett. Furono però i Pink Floyd a portare alle estreme conseguenze il messaggio con i risultati più importanti (sia esteticamente che in termini d’influenza) a partire dal loro album di debutto The Piper at the Gates of Dawn, pubblicato nel 1967 e da molti considerato il vertice assoluto del rock psichedelico.
Di fatto, nella musica dei Pink Floyd l’influenza del pensiero di Jung è più evidente e si esprime nella musica come viaggio all’interno di se stessi, fino alle zone più remote e torbide che si nascondono nell’ombra, l’esplorazione delle condizioni che possono sfociare nella schizofrenia, e il riconoscimento della pazzia che accomuna il genere umano.
L’album The dark side of the moon uscito nel 1973, da alcuni definito il migliore album rock di sempre, è diventato da subito un caposaldo della cultura del 20simo secolo. Si tratta di un concept album, cioè un album dove tutte le canzoni ruotano intorno a una storia o un tema, in questo caso la pazzia.
ECLIPSE (Waters)

[Waters]
All that you touch
And all that you see
All that you taste
All you feel
And all that you love
And all that you hate
All you distrust
All you save
And all that you give
And all that you deal
And all that you buy
Beg, borrow or steal
And all you create
And all you destroy
And all that you do
And all that you say
And all that you eat
And everyone you meet
And all that you slight
And everyone you fight
And all that is now
And all that is gone
And all that’s to come
And everything under the sun is in tune
But the sun is eclipsed by the moon.

There is no dark side of the moon really. Matter of fact it’s all dark.
“All that’s to come and everything under the sun is in tune, but the sun is eclipsed by the moon”
“Tutto quello che verrà e tutto quello che è sotto il sole è in armonia, ma il sole è eclissato dalla luna”
“Realmente non c’è nessun lato oscuro della luna. Di fatti è tutta oscura.”
La mia personale interpretazione: gli opposti e tutto quello che, nel bene o nel male, esiste sulla terra alla luce del sole, tutto è in armonia, ma durante l’eclisse solare la luna si frappone tra il sole e la terra e l’armonia si rompe. Per pochi minuti c’è solo buio, che rappresenta la perdita del lume della ragione. Siamo temporaneamente posti di fronte alla nostra “pazzia” nascosta, anche il lato di solito illuminato diviene come “il lato oscuro della luna”.
Il buio creato dall’eclisse, il momento in cui niente è illuminato dal sole, e tutta la luna è oscura, simboleggia il manifestarsi della “pazzia”. E’ il momento in cui l’ombra prende il sopravvento e non c’è un Io razionale che possa contrastarla o accoglierla. Sebbene nella realtà l’illuminazione della luna fosse solo un’illusione, vi era l’armonia, ma ora nel momento dell’eclisse l’armonia è compromessa. Allegoricamente si manifesta l’ombra dell’uomo e la sua distruttività.
L’ultimo album “The endless river” è un album meditativo, di musica ambientale, con atmosfere new age, o se vogliamo di psichedelia avanzata, pur restando fedele allo stile floydiano. Diversi brani enfatizzano le tastiere di Wright, altri sono dominati dalla chitarra creativa di Gilmour e questi, insieme alla inconfondibile batteria di Mason, si uniscono per dare vita alla magia della musica dei Pink Floyd. Sintetizzatori ci portano nello spazio, o nelle alte sfere celesti, e suggeriscono l’espandersi di luce e calore o della stessa coscienza umana.
Non la solita musica ambient. Di che cosa narrano i Pink Floyd? Per me dello spazio infinito e di oscure profondità, del sole, delle stelle, della solitudine di un Ulisse viaggiatore meravigliato da tanta bellezza e grandiosità. Ma anche di inconscio, Ego e cuore, angoscia, alienazione, follia, conflittualità.
L’album, ad un attento ascolto, evoca una moltitudine di simboli: stadi della vita dell’uomo, personali e collettivi, animali, ciclo giorno notte, nascita morte, luce e ombra, sole e buio, emozioni ed estasi. Ogni strumento, le tastiere di Wright–la chitarra di Gilmour – la batteria di Mason contribuiscono a creare atmosfere magiche e surreali, a volte paradisiache, a volte paludose e viscerali, che ci portano in foreste selvatiche, oppure ci fanno provare il volo e l’ascesa.
In alcuni brani l’atmosfera ricreata è tale da risvegliare archetipi che possono essere simboleggiati da animali primitivi o stati della natura potenti e travolgenti, o perfino angeli, in altri sembra di essere immersi nella luce, in una dimensione leggera, e ci si sente come a camminare sulle nuvole, spirituali e pieni di amore. La chitarra di Gilmour suggerisce una forza creativa, erotica, incontrollabile e autentica, la batteria di Mason il ritmo della vita, le tastiere di Wright l’amore più profondo e spirituale, ed insieme una profonda sensazione di benessere, felicità e libertà.
E’ musica che libera la mente e la fa viaggiare nello spazio, compiendo trip psichedelici senza bisogno di stimolazioni da droghe, profondi ed emozionanti come solo la vera arte sa fare.
Sembra proprio che l’anima venga rivelata, per chi desidera incontrarla e per chi sa ascoltarla.

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